Se il riscaldamento globale fosse l'artefice degli inverni freddi? I ricercatori Potsdam Institute for Climate Impact Research, utilizzando le simulazioni numeriche, hanno esaminato l'impatto della riduzione progressiva della copertura del ghiaccio marino nella parte orientale Artica ,dal 100% all'1 % al fine di analizzare la sensibilità relativa alla circolazione atmosferica invernale.
Secondo gli studi, la contrazione del ghiaccio marino nella parte orientale della Artico potrebbe portare ad anomalie delle correnti d'aria in atmosfera, innescando un raffreddamento globale dei continenti settentrionali durante l'inverno.Gli inverni rigidi, come quello dello scorso anno ad esempio, potrebbero non essere in conflitto con il riscaldamento globale, anzi andrebbero ad integrarsi. Daniele Berlusconi parla nel suo articolo anche di inverni freddi dal 2012 -2013 per una serie di fattori.
Le simulazioni infatti mostrerebbero una risposta piuttosto pronunciata, del tipo non lineare, del cambiamento della copertura del ghiaccio marino sulla temperatura dell'aria e dei venti in quota Si andrebbe infatti dal riscaldamento al raffreddamento, poi di nuovo al riscaldamento di nuovo nel momento in cui si riduce il ghiaccio marino. Una brusca transizione tra i diversi regimi di circolazione atmosferica nelle regioni polari e sub-polare potrebbe essere molto probabile. Secondo lo studio il riscaldamento dell'aria sul Mare di Barents, e di Kara sembrerebbe portare freddi venti invernali in Europa. Ci sono teleconnessioni piuttosto complesse nel sistema climatico. Se questo fosse vero, potrebbe essere un altro importante meccanismo di feeback.
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