Le alluvioni dimenticate: Biellese Novembre 1968
astronomia e scienza | 29 giugno 2009 ore 06:00 | a cura di Redazione 3bmeteo
Le spole dei lanifici Valmossesi vennero ritrovate a Vercelli, questo rende un po’ l’idea della violenza delle acque che strapparono letteralmente alberi e case dal suolo trascinando i detriti fino a oltre 50km di distanza dal disastro.
Le dinamiche dell’evento sono tristemente ricorrenti in questa zona d’Italia particolarmente vulnerabile ad un certo tipo di circolazione, molto somigliante a quella che ha determinato di recente i fenomeni alluvionali in Piemonte e Val d’Aosta. Già nell’ultima settimana di Ottobre, una circolazione di bassa pressione staccatasi dal regime atlantico aveva interessato l’Italia da ovest ad est portando precipitazioni abbondanti ma rientranti comunque nella norma in tutto il cucchiaio nord occidentale. Ad Inizio Novembre aria piuttosto fredda per il periodo cominciò ad affluire dalla Norvegia verso l’Inghilterra, pensate che il Regno unito fu interessato da isoterme a 1500m di -5°, fino a -8° in Scozia, questo tracollo termico determinò la formazione di una profonda area di saccatura con annesso vortice ciclonico sulla Manica. Un approfondimento di pressione fino a 985 hpa che innescò un intenso richiamo di correnti umide meridionali dal Mediterraneo centrale fino alle regioni di nordovest accompagnato da ingenti sistemi temporaleschi bloccati temporaneamente nella loro evoluzione verso est da un blocking anticiclonico sui Balcani.
Le piogge cominciarono il Venerdì ma il culmine delle precipitazioni si ebbe tra le 18 della giornata del 2 (Sabato) e le 18 della giornata del 3 (Domenica), in sole 24 ore caddero all’incirca 400mm di pioggia con un intensità di precipitazioni orarie che raggiunse un massimo di 40mm/h. Tutte le alture biellesi restarono senza luce fin dal pomeriggio del Sabato prima che cominciassero durante la serata e per tutta la notte, annunciati da assordanti rombi, i centinaia di smottamenti e frane che portarono alla tragedia. Dalle alture di Bielmonte (a monte di Veglio) e del Monte Rubello enormi masse di acqua e fango cominciarono a riversarsi nelle valli sottostanti. Nel defluire verso valle, la piena dei ruscelli e torrenti, cominciò a strappare pietre, cespugli ed alberi che innescarono un pericolosissimo effetto domino. Si formarono centinaia di temporanee dighe che, nello straripamento, trascinarono a valle tutto ciò che trovarono lungo il percorso. Alla piena dei torrenti si aggiunsero gli smottamenti. I terreni zuppi ed instabili cominciarono a franare a valle dove, si cominciarono ad udire forti ed inquietanti rombi e boati simili a lunghi e cupi tuoni. Più di mille frane solo lungo la Strada Provinciale Cossato-Strona-Crocemosso. Durante la notte, sotto un pioggia impressionante, i centri della Valle Strona vennero invasi da enormi masse di acqua, fango, alberi, automobili, massi, travi, mattoni, macchinari tessili, animali morti e cadaveri umani. Franarono a valle persino dei cimiteri, lo strazio fu enorme quando alla fine degli eventi si dovettero recuperare bare e scheletri sparpagliati ovunque. Fu una vera Apocalisse per i comuni della zona.
Le piogge cessarono completamente il Lunedì quando la traslazione verso est della saccatura portò aria fredda che determinò anche le prime nevicate in montagna. Al termine dell’evento la stazione di Oropa registrò 513mm, Tollegno 421mm, Trivero 573mm. Nella sola Val Strona ci furono 58 morti, il minuscolo comune di Veglio pianse 8 vittime. 300 famiglie rimasero senza casa, 350 aziende artigiane e 400 aziende commerciali furono distrutte o gravemente danneggiate, più di 100 fabbriche subirono danni ingentissimi, 13000 operai furono costretti alla cassa integrazione, I danni furono stimati in 30 miliardi di Lire, una cifra enorme per l’epoca.
Fu un evento senza precedenti ma purtroppo non isolato. Il Biellese ed in particolare la Valle Strona di Mosso, sono tristemente soggetti periodicamente a simili eventi. Negli ultimi 340 anni gli eventi alluvionali, inclusi forti nubifragi, allagamenti e smottamenti si contano a decine: per l'esattezza 42, di cui 21 eventi particolarmente forti con danni a cose e/o persone, e altrettanti nubifragi di minore importanza. Fondamentale nel dopo disastro fu l’intervento dei volontari, gli “Angeli del fango” li chiamarono e una fortuna, l’unica, il fatto che la tragedia si sia consumata poco dopo che i lavoratori, durante il boom economico avevano ottenuto il riposo del Sabato, altrimenti le fabbriche sarebbero state piene ed i morti si sarebbero potuti contare a centinaia. Esistono delle ricostruzioni fotografiche che documentano il disastro, per chi fosse interessato questo è il link da seguire. (fonte dati e foto www.comune.veglio.bi.it)
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