13 settembre 2019
ore 7:54
di Carlo Migliore
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 Per tutti

L'attività fortemente esplosiva recente dello Stromboli ha destato qualche preoccupazione nella comunità scientifica, forse persino più che negli abitanti, abituati ai capricci della montagna. Due le forti eruzioni una a Luglio e una seconda più potente alla fine di Agosto da cui è scaturita persino una nube piroclastica che dalla Sciara del Fuoco è scivolata sul mare terrorizzando letteralmente le imbarcazioni che si trovavano in zona. Ma in pochi sanno che il vero pericolo legato al più famoso vulcano delle Eolie non sono le eruzioni ma le gigantesche frane che potrebbero interessare i suoi versanti e produrre degli tsunami.

Nel recente passato e in particolare a Dicembre del 2002 una grossa frana, valutata in circa 10 milioni di metri cubi, scivolata sul fianco della Sciara del fuoco innescò uno tsunami con onde alte fino a 10m, che fece molti danni lungo la costa distruggendo persino delle abitazioni. Da allora l'isola è dotata di un sistema di allarme tsunami che scatta nel momento in cui alcune boe installate al largo della costa segnalano un anomalo innalzamento del livello marino. Ma la turbolenta isola di stromboli può mettere sotto scacco l'intera area tirrenica dalla Liguria alla Sicilia

Uno studio italiano coordinato dall'Università di Pisa e pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" ha scoperto che nel medio evo tra il 1343 ed il 1456 le coste tirreniche furono colpite da almeno 3 grandi tsunami di cui uno in particolare, quello del Novembre del 1343 fu devastante per le coste della Campania e distrusse i porti di Napoli e Amalfi facendo migliaia di vittime. Secondo questa ricerca a scatenare queste onde gigantesche sarebbero state delle enormi frane sui fianchi nord occidentali dell'isola di Stromboli

Identificare lo Stromboli come la sorgente di questi tsunami è stato possibile grazie alla collaborazione fra vulcanologi e archeologi portata avanti dai ricercatori Mauro Rosi e Marco Pistolesi, entrambi dell'Università di Pisa. Nella ricerca sono state scavate tre trincee nella zona settentrionale dell'isola, lunghe circa 80 metri e profonde 2m. Sono emersi così 3 strati sabbiosi contenenti grossi ciottoli di spiaggia a testimonianza di quanto portato a terra dalle onde di tsunami. I campionamenti, le analisi chimiche dei materiali e le datazioni da carbonio 14 hanno poi permesso di stabilire un'inequivocabile relazione tra quegli strati e i ritrovamenti archeologici che testimoniano il rapido abbandono dell'isola a seguito degli tsunami. 

L'isola di Stromboli infatti prima di quella fatidica data era molto popolata perché rivestiva un ruolo fondamentale come  snodo del traffico navale dei Crociati provenienti dalle coste italiane, spagnole e greche. Dopo quella data all'incirca a metà del 1300  l'isola fu abbandonata e solo alla fine del 600 inizio il suo ripopolamento. Ma l'evento disastroso del 25 Novembre 1343 ebbe anche un testimone oculare d'eccezione che si trovava a Napoli come ambasciatore per volere dell'allora Papa Clemente VI, l'illustre poeta Francesco Petrarca che dopo aver assistito di persona alla devastazione scrisse nel quinto libro delle sue Epistolae familiares queste parole: 

"Non si può pingere con pennello, né scrivere con parole quella, ch'io vidi jeri, la qual vince ogni stile, cosa unica ed inaudita in tutte l'età del mondo (...) questa di Napoli sarà materia de versi miei, benché non si può dire di Napoli, ma universale per tutto il mare Tirreno e per l'Adriatico; a me pare chiamarla Napolitana, poiché contra mia voglia mi ha ritrovato in Napoli (...) non posso scriverla a pieno, persuadetevi questo, che la più orribile cosa non fu vista mai (...) mi risvegliò un romore ed un terremoto, non solo aperse le finestre e spense il lume ch'io soglio tenere la notte, ma commosse dai fondamenti la camera, dove io stava: essendo dunque in cambio del sonno assalito dal timore della morte vicina, uscii nel Chiostro del Monastero, ov'io abito, e mentre tra le tenebre l'uno cercava l'altro, e non si potea vedere, se non per benefizio di qualche lampo, cominciammo a confortare l'un l'altro (...). Sarebbe troppo lunga Istoria, s'io volessi contare l'orrore di quella notte infernale; e benché la verità sia molto maggiore di quello che si potesse dire, io dubito che le parole mie pareranno vane: che gruppi d'acqua? che venti? che tuoni? che orribile bombire del Cielo? che orrendo terremoto ? che strepito spaventevole di mare? e che voci di tutto un sì gran popolo ? parea che per arte magica fosse raddoppiato lo spazio della notte, ma al fine pur venne l'aurora". 

Francesco Petrarca descrisse questa strana violenta tempesta ed ebbe persino il timore di non essere creduto per la devastazione che aveva descritto. Per il terrore che gli capitasse di nuovo, non mise mai più piede a Napoli. Oggi sappiamo che con molta probabilità quelle gigantesche onde che distrussero il porto di Napoli e di Amalfi, nonché buona parte delle abitazioni costiere furono innescate dal collasso di un fianco dell'Isola di Stromboli valutato in circa 1 km cubo di materiale e arrivarono sulla costa tirrenica all'alba del giorno dopo facendo migliaia di vittime. 

Gli tsunami innescati dalle frane in mare sono colossali, con onde che possono raggiungere anche centinaia di metri di altezza, il più grande di tutti è stato quello del 1958 di Lituya Bay in Alaska quando l'onda ebbe un run-up di 525 metri, spaventoso!. Può essere considerato uno tsunami anche quello che distrusse l'abitato di Longarone dopo che una gigantesca frana dal monte Toc si riversò nell'invaso della diga del Vajont scatenando un'onda alta quasi 250m. Gli scienziati sono preoccupati anche per l'isola di Las Palmas nelle Canarie, una frana  sui fianchi del suo vulcano, il Cumbre Vieja potrebbe scatenare un'onda di maremoto in grado di distruggere tutta la costa orientale degli Stati Uniti

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