12 aprile 2020
ore 20:00
di Edoardo Ferrara
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 Per tutti
Buco dell'ozono: al Polo Sud si sta chiudendo, quali effetti sulla circolazione atmosferica?
Buco dell'ozono: al Polo Sud si sta chiudendo, quali effetti sulla circolazione atmosferica?

ANTARTIDE, IL BUCO DELL'OZONO SI STA CHIUDENDO, QUALI CONSEGUENZE - A seguito degli accordi siglati a Montreal nel 1987, volti a ridurre drasticamente la produzione ed emissioni dei cosiddetti clorofluorocarburi, sostanze che rompono le molecole di ozono, ora il buco sopra l'Antartide si sta gradualmente chiudendo. Certamente una buona notizia, considerando che l'ozono stratosferico funge da schermo protettivo dalle radiazioni più energetiche e pericolose per la Vita provenienti dal Sole e dallo Spazio. Questo a differenza dell'ozono troposferico, che invece si forma nei bassi strati dell'atmosfera sopratutto in Estate durante la massima presenza dei raggi ultravioletti, unitamente a inquinanti precursori che ne favoriscono la genesi: questo ozono troposferico è un inquinante di tipo foto-chimico, dannoso per la nostra salute, mentre l'ozono stratosferico viene detto 'ozono buono' per i motivi di cui sopra. 

EFFETTI SULLA CIRCOLAZIONE ATMOSFERICA NELL'EMISFERO AUSTRALE - La chiusura del buco dell'ozono in Antartide sta avendo effetti anche sulla circolazione atmosferica: è quanto emerge da uno studio coordinato da Antara Banerjee insieme ad un team di ricercatori e pubblicato sulla rivista Nature (qui la ricerca completa). Le analisi in questa ricerca sono volte ad identificare eventuali correlazioni tra ispessimento dello strato di ozono e le variazioni dei grandi venti atmosferici, tra cui la corrente a getto polare. Il tutto utilizzando avanzati metodi di analisi statistica anche per sviscerare e separare il contributo indotto dalla presenza dei gas serra o anche solo per le normali fluttuazioni statistiche del clima. 

Prima del 2000, la corrente a getto polare risultava più forte e racchiusa intorno al Polo Sud: la carenza di ozono in stratosfera aveva infatti favorito un ulteriore raffreddamento della stessa (per mancanza di interazione tra ozono e radiazione esterna che favorisse il rilascio di energia e quindi di calore), fortificando così il Vortice Polare antartico che quindi ha 'avvicinato a sè' la corrente a getto, intensificandola. Per compensazione, anche la cella di Hadley si era rafforzata ed espansa in direzione delle latitudini polari, esaltando i flussi tropicali verso l'Antartide. Tutto questo aveva ovviamente delle ripercussioni su temperature, venti e distribuzione delle precipitazioni, in particolare in Sud America, Australia e Africa orientale. 

Dal 2000 in avanti questo trend si è interrotto e in parte invertito, ovvero con un 'rilassamento' parziale del vortice polare antartico, allargamento delle sue maglie e attenuazione della corrente a getto: un fatto che può essere spiegato con l'ispessimento dell'ozono stratosferico in sede antartica (che ha dunque prodotto maggiore riscaldamento in stratosfera e indebolimento del Vortice Polare Antartico). Questa inversione di tendenza sarebbe tuttavia almeno in parte contrastata dall'aumento delle emissioni di CO2, che tende invece ad avere lo stesso effetto della riduzione dell'ozono, ovvero ad esasperare il vortice polare. Questo è un punto fondamentale per comprendere quanto i cambiamenti climatici dipendano dalle emissioni dei gas serra e quanto dalle variazioni dello strato di ozono stratosferico, e quindi agire di conseguenza. 

A tal proposito, sempre secondo questo studio, i ricercatori hanno calcolato che alle medie latitudini dell'emisfero boreale i livelli di ozono torneranno a quelli del 1980 entro il 2030, ma per le medesime latitudini dell'emisfero australe bisognerà attendere probabilmente il 2050. Per ultimo il buco dell'ozono antartico, che dovrebbe chiudersi completamente non prima del 2060. 

AL POLO NORD INVECE SI APRE UN ALTRO BUCO DELL'OZONO, MA TEMPORANEO - Da notare infine un trend temporaneamente opposto sull'Artico, dove complice anche un Vortice Polare particolarmente forte nello scorso Inverno, si è registrata una significativa riduzione dell'ozono stratosferico. I bassi valori di concentrazione sono quasi da record e riconducibili a quelli della Primavera del 2011. Questo buco dovrebbe tuttavia essere temporaneo: "le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno ora iniziato ad aumentare nel vortice polare", commenta Vincent-Henri Peuch, Director of the Copernicus Atmosphere Monitoring Service. "Questo significa che l'esaurimento dell'ozono rallenterà e alla fine si fermerà, poiché l'aria polare si mescolerà con l'aria ricca di ozono dalle latitudini più basse."

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