Redazione 3BMeteo
30 gennaio 2020
ore 15:47
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 Per tutti

Una devastazione dai connotati biblici sta colpendo i Paesi del Corno d'Africa: oltre un miliardo di locuste, a sciami grandi come città, stanno divorando alberi e coltivazioni del Kenya, della Somalia e dell'Etiopia. È l'invasione peggiore degli ultimi 70 anni in Kenya e degli ultimi 25 negli altri due Paesi, già messi in ginocchio dalla fame.

I NUMERI DELL'EMERGENZA LOCUSTE - Come riporta Save the Children, sciami grandi 2.400 chilometri, quasi il doppio della superficie della città di Roma, sono stati rilevati nel nord-est del Kenya e ora si stanno spostando verso il Sud Sudan meridionale e l'Uganda orientale. Frotte talmente grandi che possono contare fino a 192 milioni di insetti e che in un giorno possono mangiare la stessa quantità di cibo che consumerebbero 90 milioni di persone. Ognuna può mangiare quotidianamente una quantità di cibo equivalente al proprio peso, circa due grammi: uno sciame piccolo può mangiare in un giorno il cibo di 35 mila persone, uno delle dimensioni di Parigi può divorare il cibo di metà della popolazione della Francia.



I tre Paesi colpiti stanno già fronteggiando la scarsità di cibo e almeno 1,38 milioni di bambini stanno soffrendo gravi forme di malnutrizione e hanno urgente bisogno di cure. Per fronteggiare l'emergenza, la Fao ha istituito un Osservatorio Locuste: secondo un rapporto, si tratta di una minaccia senza precedenti alla sicurezza alimentare e servirebbero almeno 70 milioni di dollari per nuovi aerei in grado di sorvolare la zona colpita spruzzando pesticidi, unico mezzo noto per combattere gli sciami. Le prospettive future sono estremamente allarmanti: quando la vegetazione si farà rigogliosa, gli sciami già fuori controllo potrebbero aumentare di 500 volte.


L'IMPATTO DEL CLIMA: IMPORTANTE IL RUOLO DELLO IOD - Il numero spropositato di insetti è direttamente legato alle temperature record di quest'anno e alle piogge, altrettanto eccezionali, della fine del 2019. L'anomalia climatica è influenzata dai valori positivi dello IOD (Indian Ocean Dipole), correlato a temperature delle acque più alte della norma lungo le coste orientali dell'Africa e già alla base della siccità estrema e dell'emergenza incendi in Australia.

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