Redazione 3BMeteo
10 febbraio 2021
ore 18:54
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 Per tutti


La NASA ha dato l'addio al suo primo satellite in scatola il giorno della vigilia di Natale, ma quello che si è conclusa il 24 dicembre è solo il primo capitolo di una storia straordinaria, che potrebbe favorire notevoli progressi sulle previsioni e analisi meteorologiche. Ci racconta questo curioso particolare MisterGadget.Tech , che ripercorre la storia di RainCube, il primo dei cosiddetti CubeSat, satelliti meteo di dimensione incredibilmente ridotta, la cui missione è terminata il giorno prima di Natale.

RainCube è stato lanciato nel 2018 dalla stazione spaziale internazionale e si prevedeva che dovesse operare per circa tre mesi, con il compito di analizzare i parametri meteorologici dalle osservazioni delle nubi e delle precipitazioni relative. Le informazioni raccolte, in realtà, non erano una particolare novità, perché diversi strumenti utilizzati dagli scienziati catturano gli stessi dettagli ormai da molti anni, ma parliamo di sistemi di ricezione 100 volte più grandi di dimensioni rispetto a questo tipo di satelliti.

RainCube è stato infatti in grado di captare segnali radar di ritorno dalle piogge, piuttosto che dalle nevicate, per trasmetterli poi a terra dove potevano essere elaborati in modo molto efficiente. La differenza fondamentale rispetto agli strumenti che già conosciamo è quella del costo di realizzazione, lancio ed esercizio, che è proporzionale alla sua dimensione, ovvero quasi 100 volte più piccola rispetto a quella dei satelliti tradizionali. Non solo, perché rispetto agli strumenti che abbiamo avuto a disposizione fino ad oggi, i cosiddetti satelliti in scatola, i CubeSat possono lavorare con una rete molto ravvicinata di dispositivi, con la raccolta di informazioni molto più frequente e molto più puntuale rispetto a quella oggi disponibile. 

Tra l'altro, la prima missione che è stata lanciata con un obiettivo temporale di tre mesi, in realtà è durata due anni e mezzo e lo scorso anno la disponibilità di questo apparato ha permesso di studiare da vicino due dei principali fenomeni atmosferici del 2020, gli uragani Marco e Laura. Gli scienziati spingono in questa direzione, perché con pochi milioni di dollari si potrebbe costruire un'intera rete di satelliti 'in scatola' intorno all'intero globo terrestre. Ulteriore vantaggio dato da questi dispositivi sta nel fatto che una volta terminato il loro utilizzo, cadono verso terra venendo bruciati dall'attrito senza lasciare traccia, date le dimensioni ancora più ridotte.


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