Le ultime analisi mostrano una chiara tendenza alla decelerazione del vortice polare, dopo il picco di intensità raggiunto in questi giorni. Questo potrebbe preludere, con probabilità ancora bassa ma non trascurabile, a un disturbo precoce della stratosfera nella seconda metà di novembre.
Si tratta di uno scenario da seguire con attenzione, poiché episodi di questo tipo possono modificare la circolazione emisferica su larga scala. Va però sottolineato che, allo stato attuale, non si tratta di una previsione certa, ma di una delle molte possibilità offerte dai modelli.
Il vortice polare è una grande circolazione ciclonica che si estende dalla troposfera fino alla stratosfera, racchiudendo al suo interno l'aria più fredda delle alte latitudini. Quando è forte e compatto, la corrente a getto tende a scorrere in modo zonale, mantenendo confinato il freddo vicino al Polo. Quando invece il vortice si indebolisce o si deforma, la circolazione diventa più ondulata e masse d'aria gelida possono spingersi verso le medie latitudini, interessando a fasi alterne Nord America, Europa e Asia.
vortice polare
Ma perché ci interessa ciò che accade nella stratosfera, se le condizioni meteo che sperimentiamo si concretizzano nella troposfera? La risposta è che, durante la stagione invernale, i due piani dell'atmosfera dialogano. Le onde planetarie generate nella troposfera, dai contrasti termici, dalle catene montuose e dai blocchi di alta pressione, possono risalire fino alla stratosfera, alterando la struttura del vortice polare. A loro volta, le modifiche nella circolazione stratosferica possono propagarsi verso il basso, influenzando la disposizione dei centri di alta e bassa pressione. In questo modo la stratosfera non genera le anomalie meteorologiche, ma può amplificarle e renderle più persistenti, quando il dialogo verticale con la troposfera è attivo.
I dati più recenti mostrano che, dopo una fase iniziale di rafforzamento, i venti zonali a 10 hPa, che misurano l'intensità del vortice stratosferico, tendono a calare nella seconda metà di novembre. Questo suggerisce che le onde planetarie provenienti dalla troposfera stanno trasferendo energia verso l'alto, un processo in grado di disturbare la circolazione stratosferica. La Fase orientale della QBO è favorevole ad un indebolimento del vortice ad inizio stagione.
andamento velocità zonali a 10 hPa
Le mappe di previsione mostrano aree di alta pressione in formazione tra Groenlandia e Canada e un'ondulazione marcata del getto sul Pacifico. Queste configurazioni favoriscono da una parte discese fredde sul Nord America, dall'altra la propagazione verticale dell'energia d'onda, che può comprimere o spostare il vortice polare dal suo centro originario. Questo schema delle anomalie a 500 hPa però è meno efficace rispetto ad un anticiclone sulla Scandinavia.
anomalie geopotenziale a 500 hPa
Al momento le simulazioni prevedono un vortice polare allungato lungo l'asse Siberia-Canada, più che una vera e propria scissione del nucleo freddo. Si tratta di un segnale coerente con un disturbo di tipo wave 1, quindi con un possibile displacement o stretching.Resta comunque un segnale da monitorare. Quando l'attività d'onda è dominata da wave-1, il riscaldamento si concentra appunto sul settore Canada/Nord Pacifico, producendo displacement.
Vortice polare, previsione a metà novembre
Va ricordato che i riscaldamenti stratosferici autunnali sono molto rari: dal 1958 si contano solo due casi certi, nel 1958 e nel 1965, entrambi associati a un marcato indebolimento del vortice.
Per questo, sebbene l'attuale segnale sia interessante, va interpretato con cautela: il fascio ensemble dei modelli mostra ancora una grande dispersione, segno che il disturbo potrebbe attenuarsi o non concretizzarsi affatto.