2 novembre 2020
ore 12:11
di Carlo Migliore
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 Per tutti

Vi ricordate il terribile disastro ambientale avvenuto in Siberia a Norilsk nel mese di Giugno, quando 20mila tonnellate di gasolio fuoriuscirono da un gigantesco serbatoio sversandosi in un fiume e contaminando un'area di 350mila chilometri quadrati? Quell'incidente fu un effetto collaterale del riscaldamento globale, la cisterna che conteneva il combustibile era infatti stata costruita su un solito substrato di permafrost (terreno gelato) che con le temperature anomale di quel periodo si sciolse diventando molle e instabile. Un incidente del genere fa molto riflettere sulle possibili conseguenze collaterali del tutto imprevedibili di un riscaldamento dell'atmosfera. Ora c'è un'altra brutta notizia che riguarda sempre la Siberia, a quanto pare le temperature più alte del normale che negli ultimi tempi stanno destabilizzando e sciogliendo lo strato di permafrost stanno favorendo la liberazione nell'aria di antiche sacche di gas metano intrappolate nel ghiaccio artico.

Tutti sappiamo che il più pericoloso gas serra è l'anidride carbonica sprigionata dai processi industriali e dagli incendi ma non tutti sanno che il Metano come gas serra è ancor più dannoso con un effetto riscaldante 80 volte più forte della CO2. La scoperta è stata fatta qualche mese fa dalla nave di ricerca Akademik Keldysh,  partita dal porto della città russa di Arkhangelsk con l'obiettivo di capire come i cambiamenti climatici possano innescare il rilascio di anidride carbonica e in generale gas serra, a causa dello scioglimento del permafrost artico. Nei rilevamenti che riguardavano la CO2 si sono imbattuti anche in grosse quantità di metano artico che si stanno liberando su una vasta area del versante continentale, al largo della costa della Siberia orientale.

Alti livelli del potente gas serra sono stati rilevati fino a una profondità di 350 metri nel mare di Laptev vicino alla Russia con livelli sulla superficie del mare da 4 a 8 volte più alti del normale. Questo ha naturalmente destato forte preoccupazione tra i ricercatori che temono che potrebbe essersi attivato un nuovo ciclo di feedback climatico. Quest'ultimo potrebbe ulteriormente accelerare il ritmo del riscaldamento globale.



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