7 gennaio 2020
ore 10:44
di Carlo Migliore
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 Per tutti

I fenomeno meteorologico della nebbia è diminuito nel corso degli ultimi 60-70 anni un po' su tutto il pianeta, in Italia, in molti casi, nelle zone dov'è più tipicamente presente nel periodo invernale, è calato fino al 50%. Una riduzione drastica che non può trovare una spiegazione completa nell'aumento delle temperature causato dal global warming visto che per la formazione delle nebbie non sono necessarie temperature tanto basse, allora cos'è successo?

La nebbia altro non è che una nube che si forma in prossimità del suolo quando la massa d'aria si raffredda e l'umidità condensa in minutissime goccioline d'acqua che restano in sospensione rifrangendo la luce. Ma la nebbia può formarsi in vari modi. Quella più tipica è la nebbia da irraggiamento, quando il raffreddamento dell'aria umida avviene per la rapida dispersione del calore del suolo in presenza di cieli sereni. E' la tipica nebbia delle campagne o delle aree pianeggianti coltivate come la Val Padana ed è anche una nebbia da  aria immobile

Poi c'è la nebbia da avvezione, nebbia da aria in movimento, quando su un suolo gelido o anche su una superficie marina molto fredda o persino su una distesa innevata scorre aria più mite ed umida proveniente da latitudini più calde. E' tipica delle regioni del nord Europa quando alle situazioni di freddo intenso si sovrappongono in un lasso di tempo molto breve correnti provenienti dall'Atlantico meridionale. Ma non è rara anche sul Mediterraneo quando aria fredda proveniente dai Balcani incontra la superficie marina formando quei tipici addensamenti bassi. La più famosa nebbia da avvezione è quella di San Francisco ma molto nota è anche quella di Dubai.

Causata dallo scorrimento di aria caldo umida su un mare piuttosto freddo. Un altro tipo di nebbia molto frequente è anche la nebbia ghiacciata, quando la nebbia si forma in condizioni di temperature inferiori allo zero congelando sulle superfici come minutissimi aghi di ghiaccio. Ci sono poi altri tipi di nebbia meno frequenti ma tutte hanno un denominatore comune. La nebbia necessita di quello che potremmo definire un "germe", un piccolo elemento che ne condiziona la formazione, unnucleo di condensazione al quale la gocciolina di acqua si aggrappa letteralmente per restare in sospensione. 

Questi nuclei di condensazione sono elementi estranei all'aria come il pulviscolo contenuto nel fumo, l'anidride carbonica, le anidridi solforose, le particelle di sale. In assenza di un numero elevato di queste particelle, l'umidità resta allo stato di vapore senza condensare e la nebbia non si forma. Sapevate che la parola "smog" deriva dalla somma delle due parole inglesi "smoke"+"fog"? E' infatti proprio il fumo di inquinamento a determinare i nuclei di condensazione maggiori con la formazione di spessi strati di nebbia, come quella killer londinese del 1952.

Orbene sembra che la diminuzione di questi nuclei di condensazione sia una delle principali cause di una drastica diminuzione della nebbia in molte zone. Il motivo principale è da ricercarsi nella diminuzione dell'utilizzo dei combustibili fossili contenenti zolfo e carbone, elementi prediletti dalle nebbie ma c'è anche un'altra motivazione. Con l'urbanizzazione delle campagne la superficie esposta al raffreddamento rapido è molto diminuita. Il cemento è un cattivo conduttore di calore ed impiega del tempo per raffreddarsi, un raffreddamento lento impedisce la formazione di nebbie dense. La somma di queste due cause ha determinato il calo ed in qualche caso persino la scomparsadelle nebbie che c'erano una volta. L'urbanizzazione dell'hinterland milanese ad esempio è una delle principali cause della diminuzione della nebbia nel capoluogo lombardo che storicamente è stato sempre preso come esempio di città brumosanel periodo autunnale o invernale.


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