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Sostenibilità e Transizione energetica: spendere di più oggi o rischiare di più domani?

Per uscire davvero dai fossili serviranno molta più elettricità, nuove infrastrutture e investimenti senza precedenti.
Pubblicato da
in data
09/06/2026 - 12:27
Livello - Per tutti
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Due strade diverse per raggiungere lo stesso obiettivo climatico: investire di più oggi o affidarsi alle tecnologie del domani.
Due strade diverse per raggiungere lo stesso obiettivo climatico: investire di più oggi o affidarsi alle tecnologie del domani.

La transizione energetica viene spesso raccontata come una semplice sostituzione dei combustibili fossili con pannelli solari e turbine eoliche, ma la realtà è molto più complessa. Un recente studio pubblicato su Nature Communications ha confrontato diversi scenari compatibili con l'obiettivo climatico di 1,5°C, arrivando ad una conclusione piuttosto chiara: eliminare completamente carbone, petrolio e gas entro il 2050 è tecnicamente possibile, ma richiede uno sforzo enorme.

Secondo i modelli utilizzati, la produzione mondiale di elettricità dovrebbe aumentare del 60-80% rispetto agli scenari già oggi considerati molto ambiziosi, mentre gli investimenti annuali nelle fonti non fossili dovrebbero crescere fino a 2,5-3 volte rispetto ai livelli attuali e mantenersi tali per decenni. Questo dato, tuttavia, va interpretato con attenzione. Non significa che l'umanità consumerà l'80% di energia in più, ma che una grande quantità di energia oggi fornita direttamente da benzina, gasolio, gas naturale e carbone dovrà essere trasferita sul sistema elettrico. Auto elettriche, pompe di calore e molti processi industriali risultano infatti più efficienti delle tecnologie che andrebbero a sostituire.

Il vero problema non è quindi soltanto produrre più elettricità, ma ricostruire un sistema energetico che per oltre un secolo si è basato su combustibili facilmente accumulabili, trasportabili e disponibili in qualsiasi momento. Le fonti rinnovabili possono produrre enormi quantità di energia, ma lo fanno in modo variabile, rendendo indispensabili reti più robuste, sistemi di accumulo su larga scala, produzione di idrogeno verde e nuove infrastrutture industriali. L'alternativa consiste nel mantenere una quota residua di combustibili fossili compensandone le emissioni attraverso tecnologie di cattura e rimozione della CO₂ come CCS, BECCS e DACCS. Questa strada appare meno costosa perché consente di conservare parte delle infrastrutture esistenti, ma introduce un elemento di rischio non trascurabile: oggi queste tecnologie catturano appena una frazione minima delle emissioni globali e dovrebbero crescere di centinaia di volte nel giro di pochi decenni per rispettare gli obiettivi climatici.

In sostanza non ci troviamo di fronte ad una scelta tra una soluzione facile e una difficile, ma tra due approcci diversi alla gestione del rischio. Da una parte una riconversione energetica molto costosa ma basata su tecnologie già disponibili, dall'altra una transizione apparentemente meno onerosa che però scommette sul rapido sviluppo di tecnologie che non hanno ancora dimostrato di poter operare efficacemente alla scala richiesta. La vera domanda, quindi, non è soltanto quanto siamo disposti a spendere oggi, ma quanto rischio siamo disposti a correre.

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