15 maggio 2020
ore 15:32
di Carlo Migliore
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 Per tutti

I terremoti sono manifestazioni molto violente della natura e testimoniano la continua trasformazione del nostro pianeta. Sono originati da complesse dinamiche di movimento della crosta che coinvolgono le famose placche tettoniche. Ma partiamo da quello che abbiamo sotto ai piedi e immaginiamo di scendere sempre più in profondità. Sotto al terreno morbido che calpestiamo nelle campagne c'è sempre un substrato roccioso più o meno rigido dal quale per disfacimento sono derivati i terreni. Sotto la roccia a chilometri e chilometri di profondità, fino a 30-50km, dipende dalla zona continentale dove ci troviamo, c'è il magma, una massa incandescente fluida sulla quale galleggiano tutte le placche continentali. Questi enormi segmenti di crosta proprio come avviene per una barca in mezzo al mare si spostano sul magma in virtù di certe correnti denominate convettive che provengono dal centro della Terra. 

Durante questo movimento le placche possono allontanarsi tra loro, collidere fra loro o solo strofinarsi. I terremoti possono generarsi in tutti i tipi di dinamica tra le placche ma i più forti e i più frequenti si generano nelle collisioni. Per capire come si esprimono gli sforzi che generano un terremoto, facciamo un facile esempio. Vi siete mai trovati a dover spostare un pesante mobile in una stanza? Certamente si, vi sarete allora accorti che al crescere della spinta inizialmente il mobile non si sposta nemmeno di un millimetro, poi improvvisamente per un certo sforzo, il mobile fa uno scatto e scivola in avanti di diversi centimetri. Ecco quello che accade in un terremoto, ci sono delle spinte tra due masse rocciose diverse che sono a contatto (la base del mobile e il pavimento nel nostro esempio) e queste spinte inizialmente non sortiscono alcun effetto a causa del forte attrito, poi per un dato valore di energia accumulata la resistenza dell'attrito viene superata e avviene lo scatto. Questo scatto è appunto il nostro terremoto e le superfici lungo le quali avvengono gli spostamenti sono le superfici di un piano di faglia, delle fratture originatesi in tempi remoti o anche recenti (anche durante gli stessi terremoti) per le collisioni tra le placche. A questo punto, subito dopo lo scatto, come una corda di chitarra che è stata pizzicata l'energia che si era accumulata nella tensione si sprigiona sotto forma di onde sismiche che attraversano tutti gli strati rocciosi fino ad arrivare alla superficie dove lo scuotimento può essere più o meno violento

I terremoti non avvengono a tutte le profondità perché più si scende nel sottosuolo, più aumentano pressione e temperatura e per certi valori di pressione e temperatura il comportamento delle rocce risulta più plastico, generalmente la profondità limite è di circa 700km ma i terremoti i cui effetti sono più vistosi sono quelli che si generano tra 1km e 30-40km

La grandezza di un terremoto si misura empiricamente con una scala denominata "Scala Mercalli", essa valuta i danni provocati da un sisma. Per valutare invece la reale energia sprigionata da un sisma esiste la scala Richter o magnitudo che si esprime in scala logaritmica. Per ogni punto di aumento, equivale un incremento di 30 volte dell'energia sprigionata e di 10 volte il movimento del suolo. Significa che un terremoto di magnitudo 5.0 è 30 volte più energetico di un terremoto di magnitudo 4.0 e 10 volte più forte in termini di movimento del suolo. 

Immaginate allora cosa deve essere stato il grande terremoto di valdivia in Cile del 22 maggio del 1960 di cui tra pochi giorni ricorre il 60esimo anniversario. La sua magnitudo fu di 9.5 sulla scala Richter ed è considerato il più forte terremoto mai avvenuto storicamente sul pianeta. L'onda di maremoto che scatenò fece danni disastrosi e vittime fino alle isole Hawaii. Fu più forte anche del disastroso terremoto maremoto che devastò l'Indonesia il 26 dicembre del 2004 che ebbe una magnitudo di 9.1.


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