Continua l'estenuante lotta tra la popolazione thailandese e le inondazioni, che da diversi mesi mettono ormai a dura prova quasi due terzi del Paese, causando oltre 350 vittime e danni incalcolabili. Il “lento tsunami”, sta scendendo verso il Golfo della Thailandia, non risparmiando neppure la Capitale. In campo è sceso anche l'esercito che da ieri è al lavoro al fine di rafforzare gli argini del fiume Chao Phraya, che attraversa Bangok e che ha già superato di 2,5 metri il suo livello normale.
Nel contempo l’acqua continua a guadagnare terreno nei quartieri Nord della capitale e si avvicina sempre di più al centro città. Le autorità hanno deciso di aprire le chiuse dei canali e dei fiumi di Bangkok, per alleggerire la pressione sulle dighe che proteggono la capitale e per consentire un deflusso più rapido possibile delle acque verso il Golfo della Thailandia. Bangkok non è nuova a fenomeni di questo tipo. Il 1942 fu un altro anno di piogge eccezionali che ricrearono l’immagine di Bangkok come la Venezia d’Oriente. Fino agli inizi dell’800 Bangkok era una città zeppa di canali e barche.
Purtroppo sarà una dura ed estenuante battaglia che durerà ancora 4 o 6 settimane, ha dichiarato in lacrime, la premier Yingluck Shinawatra. Ciononostante i thailandesi ci hanno danno ancora una volta una lezione di vita, di compostezza, di dignità, con il loro solito imperturbabile splendido sorriso ed anche a Bangkok si apprestano a perdere quel poco che hanno senza scagliarsi contro il fato o il governo, senza agitarsi, ma con gran dignita’ riempiono i sacchetti di sabbia, costruiscono gli inutili muretti per fronteggiare l’alta marea che inevitabilmente li travolgerà.
I supermercati, ormai svuotati, hanno tolto tutti i prodotti dagli scaffali piu’ bassi e la gente sta cercando di organizzarsi come puo’ contro una tragedia imprevista e imprevedibile, si parla di 10 miliardi di metri cubi d’acqua in arrivo sulla capitale thailandese.
Ricordiamo che la stagione delle piogge e’ arrivata un mese e mezzo in anticipo rispetto al normale e le precipitazioni sono state quest’anno superiori del 30-35% della media annuale. Ha piovuto praticamente ogni giorno. A questi fattori metereologici anomali e inusuali si sono aggiunti anche alcuni errori umani quali la decisione di non rilasciare l’acqua contenuta nei bacini e nei reservoir allo scopo di assicurarsi una maggiore riserva d’acqua per i periodi di siccità e per la seconda raccolta annuale del riso.
Proprio l'avarizia ha portato invece a perdere anche gran parte della prima raccolta. Si stima che coltivazioni, pari all'area grande quanto il Lazio, siano andate perdute, un quantitativo pari a 2 milioni di chili. Per non parlare poi dei risvolti negativi dal punto di vista culturale: i templi dell’ex capitale Ayutthaya, Patrimonio mondiale dell’umanità (nella foto,) sono stati anch’essi sommersi. Sul fronte lavoro si parla invece già di oltre 650.000 posti di lavoro persi. L’acqua inoltre in molte zone del paese è stagnante da settimane e si teme il propagarsi di malattie.
Seguici su Google News
Vuoi restare aggiornato? Segui il nostro profilo su Google News e scopri altri articoli come questo!