Erano le 3:52 ora italiana quando gli strumenti della NASA hanno catturato un lampo ultravioletto di forte intensità, ancora X-1,2. In sintesi in soli tre giorni si sono registrati in successione i seguiti flares: X1.7 (0217 UT, 13 maggio), X2.8 (1609 UT, 13 maggio), X3.2 (0117 UT, 14 maggio), X1,2 (0152 UT, 15 maggio).
La radiazione emessa dai recenti brillamenti, seppur non in maniera diretta, hanno interessato anche la Terra. La radiazione UV ha colpito la parte superiore della nostra atmosfera ionizzandola e creando onde di ioni sul lato diurno del Pianeta. Nell'immagine in basso a sinistra il grafico mostra l'andamento delle misurazioni effettuate a Milano il 13 Maggio attraverso un Sudden Ionospheric Disturbance, che misura gli effetti delle radiazioni sui segnali radio a bassa frequenza, in quasto caso 21,75 kHz. Come si nota in concomitanza con i brillamenti l'atmosfera si ionizza diventando un ottimo riflettore di onde radio, consentendo la ricezione di segnali anche a grande distanza.
La NOAA stima il 50% di probabilità che nel corso delle prossime 24 ore si verifichi ancora un brillamento di classe X e ben 80% di un brillamento di classe M. Essi si dovrebbero generare dalla macchia solare AR17487, che sta ruotando in direzione della Terra.
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