Le misure da satellite mostrano negli ultimi anni una riduzione della frazione di energia riflessa nello spazio da parte delle superfici ricoperte dai ghiacci, dalla banchisa, dai ghiacciai e dalle neve presente nella regione artica (effetto albedo).
Come ampiamente previsto da uno studio scientifico dell’Università del Michigan, tale effetto è dovuto al feedback positivo generato da un iniziale riscaldamento. Questo infatti provoca una riduzione delle zone ricoperte dal ghiaccio o dalla neve, favorendo un maggiore assorbimento della radiazione solare, che di conseguenza incrementa ulteriormente il tasso di fusione.
Dal 1978 ad oggi è stata stimata una riduzione dell’energia riflessa da neve e ghiaccio pari a circa 0.45 Watt/m2, passando da 3.75 a 3.3 Watt/m2.
Secondo uno degli autori dello studio, Mark Flanner, la riduzione è superiore a quella prevista dai principali modelli di simulazione climatica.
Ciò comunque non consente di fare proiezioni a lungo termine sui tassi futuri di fusione, poiché trent’anni di osservazioni sono ancora pochi e inoltre possono intervenire altri effetti di feedback negativo, come un aumento dell’energia riflessa da parte delle nubi più alte.
Di certo però è che la criosfera (superficie terrestre ricoperta da neve o ghiaccio) è più sensibile ai cambiamenti climatici, e quindi anche in grado di influenzarli in modo più marcato di quanto si pensasse.
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