Per ridurre le emissioni dei gas serra e della CO2 esistono due possibilità, o mettiamo un freno alla crescita economica oppure modifichiamo il modi di agire delle economie mondiali. Questa è la conclusione a cui è giunto uno studio innovativo dell’Università del Michigan, che ha analizzato l’evoluzione della CO2 atmosferica, la maggior responsabile dei cambiamenti climatici.
Per questo studio i ricercatori hanno valutato quattro fattori a corto raggio che influenzano i cambiamenti annuali della concentrazione del biossido di carbonio. Questi fattori ne includono due naturali, le eruzioni vulcaniche e le oscillazioni del ciclo dell’ENSO, e due antropici, la popolazione mondiale e l’economia mondiale.
La ricerca non ha trovato nessuna relazione tra le concentrazioni di CO2 e la crescita della popolazione mondiale, ma ha invece mostrato che le principali eruzioni vulcaniche sono coincise con le recessioni economiche mondiali, e quindi hanno messo in discussione la riduzione della concentrazione di CO2 precedentemente ascritta all’attività vulcanica.
Negli anni di maggior crescita del PIL mondiale, dal 1958 al 2010 i ricercatori hanno trovato un’altrettanta rapida crescita nelle concentrazioni di CO2. Ma dal grafico in allegato c’è di più: per ogni singola variazione del PIL mondiale dal trend di crescita, corrisponde una variazione dell’emissione annuale di C02. Ricordiamo inoltre che nell’era preindustriale le concentrazioni di biossido di carbonio erano comprese tra le 200 e le 300 ppm (parte per milione) mentre attualmente sono vicine alle 400 ppm. I livelli considerati sicuri per mantenere un clima stabili sono intorno alle 300 ppm.
Dunque solo una crisi economica superiore alla Grande recessione del ’29 potrebbe riuscire ad abbassare le concentrazioni dei gas serra. In alternativa è necessario un grande cambiamento globale nelle nostre società per raggiungere questi obiettivi, attraverso vie che favoriscano un abbattimento delle emissioni di gas serra per mezzo di tasse (per chi emette CO2) e incentivi (per chi non lo fa).
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