Inverno sottotono: quando l'Atlantico non aiuta
ultima ora | 19 gennaio 2012 ore 10:01 | a cura di Francesco Nucera
Classica configurazione di blocco Un inverno sottotono tenta di riprendersi dagli effetti di una stratosfera ibernata che, col massimo termico negativo raggiunto a fine novembre, ha contribuito non poco ad un vortice polare troppo in forma. Il risultato è stata una maggiore presenza dell'alta pressione spanciata alle basse latitudini, con fasi prolungate stabili e soleggiate sulla nostra Penisola. Se si esclude l'appennino meridionale e le Alpi di confine, del vero inverno si è visto molto poco. Meno male che sta venendo giù un po' di aria fredda artica che fa vedere al Nord i suoi effetti sul campo termico...
Un inverno partito male e che ricalca l'andamento di un 2011 iniziato con una inversione di tendenza dopo un dicembre 2010 gelido. Abbiamo assistito negli ultimi tempi all'azione dei flussi di calore che hanno provveduto a destabilizzare il vortice polare stratosferico, facendolo diventare più eccentrico ed ellittico. Ora i riscaldamenti stratosferici sembrano essere affievolirsi tanto che lo Stratwarming di tipo major atteso sembra non verificarsi più. A questo punto, visto l'improvviso ripensamento e col nuovo ricompattamento a cui andrà incontro il vortice polare stratosferico, dovremmo attenderci sempre la solita configurazione. Messa da parte la stratosfera la seconda parte dell'inverno a questo punto sarebbe un "affare" della troposfera. Il getto polare in uscita dal nord America corre troppo forte e questo è un problema, nel senso che non facilita la genesi di blocchi in atlantico. Una grossa responsabilità a questo inverno, che ha dato buca a gran parte della Penisola, viene proprio dalla mancanza di strutture di blocco in Atlantico. L'anticiclone manca di quel respiro profondo necessario per farlo elevare alle latitudini settentrionali in modo da favorire così quegli scambi di calore necessari per il loro mantenimento. Poi quando la struttura anticlonica pone il suo asse da NO verso SE, difficilmente le vorticità indotte dalla corrente a getto riusciranno a portare contributi energetici duraturi. Quali siano le cause non è noto; anche se ci sta il sospetto che possano addebitarsi al ciclo dell'Enso o all'azione congiunta tra la NAO e le anomalie di temperatura oceaniche del nord Atlantico.
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