Neve chimica, fino a 5 cm in Val Padana! Come si forma?
polo neve ghiaccio | 17 gennaio 2012 ore 12:51 | a cura di Daniele Berlusconi
Neve chimica a Sedriano (MI), fonte www.meteoforum.com In assenza di perturbazioni atlantiche la Pianura Padana è riuscita ad autoprodursi anche la neve! Negli ultimi due giorni alcune località, si sono risvegliate sotto candidi fiocchi, che hanno depositato al suolo uno strato bianco, spesso anche 4-5 cm, in particolare in alcune aree dell’hinterland milanese, novarese, bresciano, veronese e padovano, facendo pensare a molti che si trattasse di una vera e propria nevicata. In realtà il fenomeno è più complesso, perché la neve è prodotta dallo strato di nebbia prossima al suolo, senza nessuna forzante troposferica e in pieno regime anticiclonico! …fenomeno che in gergo viene chiamato “neve chimica”. Ma vediamo come si forma.
Il debole afflusso di aria fredda balcanica ed il raffreddamento notturno hanno favorito la creazione di uno strato di inversione termica nei primi 200-400 m, al cui interno si sono formate nebbie o dense foschie, che altro non sono che microscopiche goccioline di acqua che restano sospese nell’aria senza precipitare.
Se la temperature sono sottozero le goccioline in sospensione allo stato liquido e sopraffuso tendono facilmente a formare la Galaverna o la Calabrosa (comunemente chiamata nebbia congelentesi). Soprattutto in caso di deboli brezze, le goccioline impattano con le superfici, sopratutto verticali (alberi, tetti, ecc), e vi rimangono attaccate passando dallo stato liquido sopraffuso allo stato solido con la formazione dei caratteristici cristalli di ghiaccio.
La “neve chimica” invece, al contrario della galaverna, è una precipitazione vera e propria e ha origine quando nell’aria si trovano presenti particelle solide microscopiche o naturali (sali, silicati), o più frequentemente industriali (solfuro di rame, ossido di rame, ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio), che fungono da nuclei di condensazione. In tal modo le goccioline sopraffuse, che formano le nebbie o le foschie, attratte dai nuclei di condensazione, congelano su di essi, formando cristalli di ghiaccio in sospensione. Anche in questo caso le brezze favoriscono gli scontri tra i cristalli, inizialmente microscopici, che si accrescono diventando sufficientemente pesanti da precipitare al suolo, proprio come nel caso della “neve tradizionale”. Al contrario delle normali nevicate, in questo caso si tratta di fenomeni estremamente localizzati e irregolari.
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