Negli ultimi decenni le città sono diventate sempre più grandi e le grandi metropoli si possono paragonare a piccole stufe che sprigiano in continuazione calore in atmosfera. Ma qual'è l'effettivo contributo dell'Isola di calore urbana sull'intero riscaldamento globale?
A tal proposito ci viene in aiuto
una nuova ricerca condotta dall'univerisità di Standford, che ha determinato come
il contributo al Global warming delle isole di calore urbane sia piccolo in confronto all'aumento dei gas serra. Per il riscaldamento prodotto dall'isola di calore si intende il contributo derivato dal cambiamento di suolo, da terreni e foreste in strade, costruzioni e zone cementificate. Infatti togliendo spazi verdi si riduce l'evaporazione, che è un processo di raffreddamento, e inoltre le costruzioni scure assorbono più calore di quanto facciano gli spazi verdi.
L'autore dello studio, Mark Jacobson, afferma che dall'inizio dell'era industriale il contributo dell'isola di calore urbana al Global Warming, si attesta tra il 2 e il 4%; i gas serra invece contribuiscono per il 79%, il particolato carbonioso (black carbon) per il 19%. Lo studio ad alta risoluzione di Jacobson è stato il primo a modellizare la risposta dell'isola di calore urbana dal 2005 al 2025, non solo a livello locale, ma anche sulle possibili ripercussioni a scala globale.
Non sembra dunque essere troppo vantaggioso investire in costruzioni bianche o in spazi verdi più ampi, ma l'unica azione davvero utile è solo la riduzione delle emissioni degli inquinanti che contribuiscono al global warming.
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