Tutti sanno che se una nave sta per affondare l'unica soluzione per salvarla è pompare fuori l'acqua contenuta al suo interno. E se questa nave fosse la bellissima Venezia? Beh in questo caso il piano è quello di pompare acqua al suo interno. Si avete capito bene, per salvare la città lagunare dal suo “annegamento” si potrebbe pompare acqua al suo interno. Ma vediamo di capire meglio questo strano processo.
La città di Venezia è da tempo apprezzata per il suo carattere unico, per la sua unicità ma anche per i suoi episodi di alta marea, che possono far salire il livello dell'acqua anche oltre il metro. Due fattori importanti stanno rendendo la città lagunare più vulnerabile a questo fenomeno: l'innalzamento del livello medio del mare, indotto dai cambiamenti climatici, e il fenomeno della subsidenza. In altre parole il mare si sta alzando e la città sta sprofondando.
Come per altre città costruite sulle rive dei fiumi, il sedimento sotto la città si è gradualmente compattato con il tempo. In un ambiente naturale questa compattazione sarebbe compensata dalla deposizione di sedimenti freschi in superficie, ma i fiumi che alimentano la laguna veneta sono stati dirottati nel 1500, perdendo così questo contributo. Inoltre il pompaggio delle acque sotterranee poco profonde, iniziato nella metà del 1900, ha contribuito ad aumentare il problema. Infatti l'acqua presente nei pori tra i granuli di sedimento fornisce la pressione che porta parte del carico sovrastante. Ma se questa acqua viene rimossa, allora i granuli si compattano tra di loro, la pressione si riduce e quindi la superficie si abbassa. E' quanto sta succedendo a Venezia, che lentamente è sprofondata di circa 15 cm, un valore ai più irrisorio ma per una città lagunare questo è tantissimo.
Per salvarla si è pertanto pensato di invertire il processo, ossia pompare acqua la fine di riempire quella parte di pori ancora disponibili nel sedimento ed arrestare o rallentare il processo di subsidenza. Un'azione simile è stata utilizzata con successo a Long Beach, in California alla fine del 1950 per fermare la subsidenza causata dall'estrazione di petrolio e gas. Dopo che la superficie terrestre era scesa di quasi 30 piedi, l'iniezione ha stabilizzato la subsidenza, generando in alcuni punti anche un rialzo della superficie di 30 cm. Le prime ricerche hanno indicato che una quantità simile di sollevamento potrebbe essere raggiunto a Venezia anche se la precisione di queste previsioni sono molto limitate, data la mancanza di una conoscenza dettagliata circa gli strati di sedimenti sotto la città.
Nuovi studi, recentemente pubblicati su Water Research Resources, condotti dal CNR hanno tuttavia permesso di costruire un modello tridimensionale molto accurato della stratigrafia sottostante Venezia. Questo ha permesso di confermare la presenza di uno strato continuo di argilla impermeabile sotto il quale l'acqua iniettata potrebbe aumentare la pressione dei pori. Il team di studiosi ha inoltre simulato gli effetti di 12 pozzi di iniezione in un anello intorno alla città, ottenendo dopo 10 anni di iniezione di acqua di mare in continuo (per un totale di quasi 150 milioni di metri cubi di acqua), un sollevato di ben 25-30 centimetri.
Lo studio mostra anche che, variando i tassi di pompaggio a ciascuno dei 12 pozzi, un sollevamento molto uniforme può essere mantenuto in tutta la città. Con un'attenta gestione, i ricercatori affermano che la differenza di elevazione tra due punti distanti 100 metri sarebbe inferiore ad 1 millimetro.
Quello che poteva così sembrare inverosimile, potrebbe nel breve divenire la soluzione migliore: utilizzare l'acqua per salvare Venezia dall'acqua.
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