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Global warming: piante più sensibili del previsto!

Pubblicato da
in data
07/07/2013 - 08:04
1 min. di lettura
Livello - Per tutti
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La previsione del modo con cui le piante reagiscono ai cambiamenti climatici è un aspetto di fondamentale importanza poiché consente di trarre utili informazioni sugli equilibri degli ecosistemi, sulla produttività dei raccolti, sulle modalità di gestione delle riserve idriche per le colture e sulle dinamiche del clima stesso. Nello specifico numerosi esperimenti condotti in questi anni in laboratorio hanno mostrato che l'aumento della temperatura del pianeta favorisce un anticipo del ciclo stagionale di sviluppo delle piante. Tuttavia sembra che ad oggi tale influenza sia stata enormemente sottostimata.
E' quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell'Università California di San Diego pubblicato in questi giorni su Nature. I ricercatori hanno confrontato i dati ottenuti da questi esperimenti con quelli derivati da molti anni di osservazioni in natura. In particolare sono stati presi in considerazione 50 studi diversi che comprendono 1634 specie vegetali distribuite in quattro continenti. Il risultato è stato che l'anticipo con cui le piante mettono foglie e fiori in risposta al riscaldamento è dalle quattro fino alle otto volte maggiore in natura rispetto a quanto riscontrato negli esperimenti: se la temperatura aumenta di un grado, la foliazione e la fioritura avvengono con un anticipo di ben 5-6 giorni, mentre gli esperimenti prevedevano un anticipo al massimo di 1.6 giorni.
Queste discrepanze tra i risultati sembrano essere indipendenti dalla lunghezza degli esperimenti o dagli incrementi di temperatura simulati, ma piuttosto legati ai metodi necessariamente utilizzati in laboratorio per ricreare artificialmente il riscaldamento globale, come l'uso di un'irradianza più bassa o di suoli più secchi. Inoltre gli esperimenti non riescono a riprodurre le complesse interazioni che avvengono in natura tra molteplici fattori che influenzano la risposta fenologica al riscaldamento.
I risultati di questo studio potranno permettere anche di migliorare le simulazioni climatiche dei modelli che considerano anche il comportamento delle piante e che fino ad oggi si sono basati sull'utilizzo di parametri sottostimati.
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