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Europa: e se ci fosse un incidente nucleare?

Pubblicato da
in data
04/04/2011 - 18:04
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
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Il disastro nucleare Giapponese ha riportato l'attenzione sull'energia nucleare: è questo un buon momento per riflettere sui rischi connessi ad eventuali danni sui reattori nucleari.
Quanti e dove sono i reattori Nucleari in Europa?
In Italia al momento non sono presenti reattori nucleari attivi, ne abbiamo però 4 chiusi:
Reattore Garigliano a Sesso Arunca in provincia di Caserta arrestato nel 1982, reattore Latina a Latina arrestato nel 1987, l'Enrico Fermi a Trino in provincia di Vercelli, arrestato nel 1990 e il Caorso a Caorso in provincia di Piacenza, arrestato nel 1990.
Nel territorio francese ci sono in totale 58 reattori ripartiti in 19 centrali. Il maggior numero di centrali nucleari è concentrato proprio nel sud-est del Paese al confine con l’Italia. Sono gli impianti di Marcoule, Tricastin, Cruas, Phenix, Saint-Albain, Super-Phenix e Bugery. Quest’ultima si trova a 180 km dal confine italiano, 270 km in linea d’aria da Torino. Ma anche le altre 6 sono piuttosto vicine, tutte entro i 300 km in linea d’aria.
Un'altra centrale vicina è situata in Slovenia a Krško, a soli 138 km da Trieste.
Vi sono poi 5 centrali in Svizzera (Beznau I, Beznau II, Mühleberg, Gösgen, Leibstadt) che producono dal 39 al 45 % del fabbisogno energetico svizzero.
Le centrali nucleari svizzere, sono anch'esse vicine al confine italiano. La più vicina, quella di Gosgen, dista dal centro di Varese solo poco più di due ore d'auto, quella più lontana, Mühleberg è a 325 chilometri dal confine.
In Germania vi sono 12 centrali elettronucleari che dispongono complessivamente di 17 reattori e rispondo al 25 % del fabbisogno energetico nazionale. Quelle più vicine al territorio italiano sono quella di Gundremmingen e di Niederaichbach.
In caso di disastro nucleare ad uno di questi reattori, quali sarebbero le conseguenze per l'Italia?
E' quasi diventato un luogo comune quello di affermare che la presenza di centrali nucleari oltreconfine determini situazioni analoghe all'avere impianti sul territorio italiano. Non è così.
Per quanto riguarda l'impatto ambientale in caso di incidente, un criterio fondamentale di radioprotezione è che maggiore è la distanza dal sito dell'incidente, minore è il rischio.
In caso di incidente  infatti gli elementi più pesanti (Uranio e Plutonio) che hanno tempo di dimezzamento lunghissimi (24000 anni per il Plutonio) tendono infatti a ricadere nelle immediate vicinanze dell'impianto.
Ricordo che il  tempo di dimezzamento è il tempo richiesto perché il numero dei nuclei radioattivi diminuisca di una metà del valore iniziale.
Sono gli elementi radioattivi più leggeri e quindi più volatili con tempo di dimezzamento relativamente breve (cesio, iodio ed altri prodotti di fissione) che tendono a coprire più ampie distanze. Il tempo di permanenza "in volo" permette tuttavia ad una quota di radioattività di decadere, per cui maggiore è la distanza dal sito incidentato minore sarà l'impatto sulle persone e sull'ambiente.
Un altro aspetto molto importante sono le condizioni meteorologiche presenti al momento dell'emissione della nube radioattiva: di enorme importanza sono i venti, sia al suolo che in quota e l'eventuale presenza di precipitazioni.
La triste esperienza giapponese ha evidenziato in effetti una zona di esclusione ampia 30 km nel raggio dei reattori di Fukusmima (vedi immagine allegata), anche se valori di radioattività piuttosto alti si registrano a 50 km, con valori di circa 1000 kBq/m² (1490 kBq/m² fu il valore registrato a Chernobyl nelle aree maggiormente contaminate).
I venti hanno avuto un ruolo “amico” perché nei giorni di maggiori emissioni radioattive hanno soffiato verso l'Oceano Pacifico, allontanando le particelle e propagandole verso gli Stati Uniti, dove tra l'altro sono risultate tracce trascurabili ed innocue.
Pertanto un'eventuale disastro nucleare in una delle centrali di confine determinerà una severa contaminazione dell'ambiente e seri rischi per la salute delle persone nel raggio di 50-70 km, estendibili a circa 100 km in caso di condizioni meteo sfavorevoli (vento, pioggia).
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