Chi fornisce il maggior contributo al riscaldamento del nostro Pianeta? L’anidride carbonica o il vapore acqueo?
La questione è sempre al centro di accesi dibattiti, poiché alcuni sostengono che, a causa della ridotta concentrazione della CO2 in atmosfera (solo lo 0.04 % del totale), il gas non possa giocare un ruolo determinante nell’aumento della temperatura; il vapor d’acqua invece, è presente in atmosfera in quantità variabili ma comunque decisamente superiori.
Che cosa sappiano sull’anidride carbonica? Grazie ai lavori pioneristici di Tyndall è noto fin dal 1859 che anche una concentrazione molto bassa (0.04%) di CO2 assorbe radiazione infrarossa e agisce come gas serra. Qualche anno dopo, nel 1896 il chimico Svante Arrhenius calcolò, senza ovviamente l’ausilio di computer o modelli matematici, che un raddoppio delle concentrazioni di CO2, poteva portare ad un aumento della temperatura fino a 6°C, pressappoco ciò che oggi prevedono le ultime elaborazioni modellistiche che tengono conto anche di molto altri fattori. Il 95% delle emissioni di CO2 in atmosfera è sì causato dalle attività naturali (come la respirazione delle piante) ma viene riassorbito principalmente dagli oceani, e ciò che rimane in eccesso in atmosfera è proprio quello prodotto dall’uomo.
Chi obietta che sia il vapore acqueo il più abbondante e potente gas serra insiste sul fatto che gli scienziati del clima spesso lo trascurino dai loro modelli. Ma è veramente così?
L’ultimo punto è alquanto discutibile. A partire da Arrhenius infatti i climatologi hanno incorporato il vapore d’acqua nei loro modelli come uno dei maggiori effetti sul clima causati dall’aumento della CO2. L’anidride carbonica assorbe nell’infrarosso su frequenze diverse rispetto all’acqua, e quindi aggiunge calore all’atmosfera indipendentemente dalla presenza o meno del vapore acqueo. Con l’aumento di temperatura l’atmosfera è in grado di contenere sempre più vapore e ciò amplifica l’effetto serra della CO2.
Il vapore d’acqua inoltre viene immesso ed espulso dall’atmosfera molto più velocemente rispetto alla CO2, e tende così a preservare, globalmente, un livello quasi costante di umidità relativa in atmosfera, il che pone decisamente un freno al suo potere riscaldante.
In base a queste considerazione riteniamo quindi che il vapore acqueo debba essere considerato più come un feedback che come una forzante vera e propria per il riscaldamento globale, mentre il principale imputato risulta la CO2 e altri gas serra minori come il metano.
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