Tutto ha avuto inizio nel cuore dell'Africa, quando il 5-6 agosto alcune celle temporalesche si sono sviluppate nel Sahel, a sud del Sahara. Non è un evento raro, ogni anno onde di instabilità atmosferica (le cosiddette onde di easterly africane) viaggiano verso ovest trasportate dagli alisei. Alcune di esse rimangono semplici temporali, altre invece trovano le condizioni giuste per organizzarsi e trasformarsi in cicloni tropicali.
Attorno all'11 agosto, spostandosi sull'Atlantico tropicale, quel sistema temporalesco ha trovato mari molto caldi e un'atmosfera favorevole. È così che si è formata una tempesta tropicale, battezzata con il nome di Erin.
Nei giorni successivi Erin ha rapidamente intensificato la propria forza, fino a diventare un uragano di categoria 5 il 16 agosto: il massimo della scala Saffir-Simpson. In questa fase Erin ha presentato il classico occhio ben definito e venti devastanti, rimanendo comunque in mare aperto e senza impattare direttamente grandi terre emerse.Man mano che si muoveva verso nord, Erin ha lasciato le acque tropicali e ha iniziato a interagire con le correnti delle medie latitudini. Qui ha perso gradualmente le sue caratteristiche tropicali per assumere quelle tipiche delle depressioni delle latitudini temperate.
Il 22 agosto Erin ha iniziato la sua transizione extratropicale; perde le sue caratteristiche tropicali per assumere quelle di una 'normale' circolazione ciclonica delle medie latitudini con minimo di pressione molto profondo. Questo ha portato raffiche di vento fino a 200 km/h e onde alte
Tra il 24 e il 25 agosto, ciò che restava di Erin ha raggiunto il Nord Atlantico e poi le Isole Britanniche sotto forma di una tempesta extratropicale. Nel frattempo la sua perturbazione fa ingresso in Europa.
In poco meno di tre settimane Erin ha compiuto un percorso di oltre 10.000 km: dalle prime celle temporalesche nate in Africa occidentale fino alle coste dell'Europa. Un viaggio che mostra come l'atmosfera sia un sistema interconnesso, in cui ciò che nasce ai tropici può avere ripercussioni anche a migliaia di chilometri di distanza.