Il freddo in primavera fa parte della variabilità di stagione
Le ondate di freddo in primavera non sono una novità, fanno parte della variabilità della stagione. A volte arrivano dopo un inverno mite e poco dinamico e si tende a leggerle come un ritorno dell'equilibrio, qualcosa che mancava prima e che ora si manifesta, quasi fosse un automatismo. In realtà, più che un effetto scontato, è una coincidenza.
L'atmosfera non accumula freddo nei mesi invernali per poi mostrarlo più avanti, né opera delle compensazioni tra una stagione e l'altra. Ogni configurazione nasce dalle condizioni del momento; dalla disposizione delle alte e basse pressioni, dalla posizione della corrente a getto, dall'interazione tra masse d'aria diverse. Se a fine marzo una massa d'aria artica raggiunge le medie latitudini, non lo fa per colmare un presunto deficit invernale. Accade perché, in quel preciso istante, la circolazione atmosferica consente quella traiettoria.
La primavera, d'altra parte, è una stagione di transizione. Le differenze termiche tra le alte e le medie latitudini restano ancora marcate, mentre il vortice polare tende a indebolirsi. Il risultato è una circolazione a volte più ondulata, che può favorire gli scambi meridiani e rende ancora possibili irruzioni fredde anche tardive.
Un vortice polare forte in inverno può aver limitato le irruzioni fredde, confinando l'aria fredda alle alte latitudini. Con l'avanzare della stagione, l'indebolimento fisiologico della circolazione può riaprire gli scambi meridiani, rendendo di nuovo possibili affondi freddi. Ma se avviene non è una compensazione, né un obbligo, ma il risultato di un diverso assetto dinamico.
Dopo un inverno mite, il ritorno del freddo viene percepito come una correzione. Ma è una questione di percezione; lo stesso episodio, inserito in un contesto invernale più dinamico e freddo, verrebbe interpretato come una semplice continuità, un inverno che non vuole finire.
Il freddo di primavera, quindi, non è un ritorno dell'inverno né una compensazione di ciò che non è avvenuto prima. È una delle espressioni possibili della variabilità atmosferica in una fase ancora dinamica dell'anno. L'idea che il clima pareggi i conti nasce da un modo di pensare umano che cerca equilibrio e linearità dove esistono modi caotici. L'atmosfera, invece, evolve nel presente, non in funzione del passato.