Vai al contenuto principale

Artemis vs Apollo. Perché 50 anni fa andammo sulla Luna e ora facciamo così fatica?

Cinquant'anni fa bastò un assegno in bianco e una folle corsa contro l'URSS. Oggi la NASA deve reinventare la propria tecnologia per restare, non solo per tornare.
Pubblicato da
in data
02/04/2026 - 15:30
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
Condividi su
  • 3BMeteo Facebook
  • 3BMeteo Linkedin
  • 3BMeteo Whatsapp
  • 3BMeteo X
Quattro astronauti in tute blu posano accanto a un gigantesco razzo della NASA. (Crediti immagine: NASA/Bill Ingalls)
Quattro astronauti in tute blu posano accanto a un gigantesco razzo della NASA. (Crediti immagine: NASA/Bill Ingalls)
La missione Artemis 2 ha sancito il ritorno dell'uomo al di fuori dell'orbita terrestre e a breve raggiungerà il punto più lontano dalla Terra mai toccato da un equipaggio, superando persino i record delle storiche missioni Apollo. Ma la domanda che molti si pongono è: perché non andare direttamente sulla Luna? Come mai riscontriamo tutti questi problemi se, più di 50 anni fa, abbiamo portato ben sei equipaggi sulla superficie del nostro satellite? Sono dubbi che potrebbero far vacillare la fiducia nel programma spaziale, ma analizzando i fatti emerge chiaramente perché oggi la sfida sia diversa.
L'ABBISSO TECNOLOGICO NON E' TUTTO - La prima osservazione comune riguarda l'abisso tecnologico tra la fine degli anni '60 e i giorni nostri. È un dato di fatto: i cellulari che abbiamo in tasca sono miliardi di volte più potenti dei computer utilizzati per l'Apollo 11, la missione che permise al primo uomo di camminare sulla Luna. Tuttavia, tra le missioni Apollo e le "sorelle" Artemis non è cambiata solo la tecnologia, ma soprattutto le priorità, la sicurezza e i costi. Ecco perché oggi è, per certi versi, più difficile di cinquant'anni fa.
Le missioni Apollo che portarono l'uomo sulla Luna
Le missioni Apollo che portarono l'uomo sulla Luna
Il vero motivo non è tecnico, ma politico. Il Programma Apollo non fu solo un'impresa scientifica, ma un'operazione paramilitare in tempo di pace e piena Guerra Fredda. Per gli Stati Uniti, battere l'URSS era una questione di sopravvivenza ideologica. Per riuscirci, la NASA arrivò ad assorbire quasi il 4% del budget federale statunitense. Per capire la portata della cifra: se oggi la NASA ricevesse la stessa percentuale, il suo budget annuo sarebbe di circa 100 miliardi di dollari, contro i 25 attuali (lo 0.5%). Cinquant'anni fa, l'America firmò un "assegno in bianco"; oggi, ogni singolo bullone deve essere giustificato ai contribuenti.
Perché, allora, non ripartire dai progetti "vincenti" del passato? Perché è scomparso l'ecosistema che li ha generati. In parole semplici: non si può costruire una macchina del 1960 con gli operai del 2024. Molte componenti erano prodotte da aziende che oggi hanno chiuso i battenti o che utilizzavano processi chimici ormai illegali per motivi ambientali. Negli anni '60, molti pezzi erano realizzati a mano da artigiani specializzati; se un componente si rompeva, la fabbrica era pronta a rifarlo all'istante. Oggi bisognerebbe riprogettare intere linee di produzione con standard moderni. Ricreare quelle tecnologie con i materiali e i requisiti di sicurezza odierni significa, di fatto, doverle reinventare da zero.
Confronto tra il razzo SLS e Saturn V. Fonte:tech.everyeye.it
Confronto tra il razzo SLS e Saturn V. Fonte:tech.everyeye.it
Negli anni '60, inoltre, il rischio era considerato un prezzo accettabile pur di raggiungere l'obiettivo. Si stima che gli astronauti dell'Apollo 11 avessero solo il 50% di possibilità di tornare vivi. Era una sorta di roulette russa dove il fallimento era messo in conto. Oggi è l'opposto: un incidente mortale durante una missione Artemis non sarebbe solo una tragedia umana, ma segnerebbe probabilmente la chiusura definitiva del programma spaziale. Questa necessità di sicurezza rende i test infinitamente più lunghi e costosi, come dimostrano i rinvii dei mesi scorsi per Artemis 2.
Inoltre, è cambiato l'obiettivo. L'Apollo era una spedizione in stile alpinistico: una "toccata e fuga" dove si arrivava, si piantava la bandiera e si ripartiva. Il programma Artemis punta invece a restare. Non si vuole solo raggiungere la vetta e scendere, ma costruire una base, estrarre ghiaccio dai poli e produrre carburante per andare verso Marte. Questo cambia radicalmente la logistica: un conto è fare una scalata con lo zaino in spalla, un altro è trasportare i materiali per costruire un rifugio a 8.000 metri. Le difficoltà e i rinvii che inevitabilmente allungano i tempi non sono il risultato di un'incapacità tecnica, ma della fatica di costruire una "strada sicura e percorribile" verso il nostro satellite, sulla quale edificare il Lunar Gateway. 
Il presidente Kennedy annuncia la decisione di portare l'uomo sulla Luna
Il presidente Kennedy annuncia la decisione di portare l'uomo sulla Luna
A questo si aggiunge l'instabilità politica: le missioni Apollo godettero del supporto lineare di tre presidenti (Kennedy, Johnson, Nixon). Negli ultimi decenni, invece, ogni cambio di amministrazione alla Casa Bianca ha spesso stravolto i piani della NASA. Questo "stop-and-go" politico brucia miliardi di dollari e decenni di ricerca, alimentando nei non addetti ai lavori la falsa percezione di una perdita di competenza nel riportare l'uomo nello spazio profondo.
I segni della missione Apollo 17 sulla superficie lunare - NASA
I segni della missione Apollo 17 sulla superficie lunare - NASA
Seguici su Google News
Vuoi restare aggiornato? Segui il nostro profilo su Google News e scopri altri articoli come questo!

Temi caldi

Dello stesso autore

Temi proposti