L'uomo è pronto a tornare sulla Luna (per il momento attorno)
Dopo oltre mezzo secolo, l'uomo tornerà ad esplorare l'universo profondo. Era il 14 dicembre 1972 quando l'astronauta americano Eugene Cernan, comandante della missione Apollo 17, risalì a bordo del modulo lunare Challenger, sancendo la fine del programma che aveva portato l'uomo sulla superficie del nostro satellite naturale.
ARTEMIS II PORTERA' L'UOMO NELL'ORBITA DALLA LUNA - Ora, nuovi astronauti si preparano a lasciare l'orbita terrestre. La NASA è pronta a lanciare la missione Artemis II già il prossimo mese, e a distanza di oltre mezzo secolo porterà l'uomo fuori dall'orbita terrestre. Precisiamo fin da subito che la missione non riporterà, almeno per ora, l'uomo sulla superficie della Luna: sarà un volo di collaudo della durata di circa 10 giorni. L'obiettivo è verificare che l'astronave sia sicura per gli esseri umani, prima di tentare l'allunaggio con la successiva missione Artemis III.
EQUIPAGGIO - A bordo della capsula Orion prenderanno posto il comandante Reid Wiseman, veterano della Marina noto per il suo pragmatismo d'acciaio, affiancato dal pilota Victor Glover, che scriverà una pagina importante di storia diventando il primo astronauta afroamericano a viaggiare nello spazio profondo. A completare la squadra ci saranno due specialisti di missione d'eccezione: Christina Koch, già detentrice del record per il volo spaziale femminile più lungo, pronta a diventare la prima donna a vedere la Luna da vicino, e il canadese Jeremy Hansen, unico non americano del gruppo, che simboleggia la natura internazionale del progetto: l'esplorazione non è più una sfida solitaria di una superpotenza, ma uno sforzo globale.
Equipaggio di Artemis 2
Il programma Artemis della NASA è infatti realizzato in collaborazione con le agenzie spaziali canadese (CSA), europea (ESA) e giapponese (JAXA), con un obiettivo preciso: tornare sulla Luna per restare.
Missioni Apollo che portarono l'uomo sulla Luna
DETTAGLI DALLA MISSIONE - Più nel dettaglio, questa missione può essere paragonata a un "giro di prova" estremo ma necessario. Il piano di volo prevede un viaggio di circa dieci giorni che inizierà al Kennedy Space Center in Florida, dove il colossale razzo SLS (Space Launch System) - il più potente mai costruito, capace di generare una spinta di 4 milioni di chilogrammi - spingerà la capsula fuori dal campo gravitazionale terrestre.
Dopo alcune orbite terrestri per verificare il funzionamento dei sistemi vitali, l'equipaggio accenderà i motori per dirigersi verso il nostro satellite. La navicella eseguirà una traiettoria a "figura a otto", sorvolando il lato nascosto della Luna a circa 10.000 km di altezza. Lì, nel silenzio assoluto, gli astronauti vedranno la Terra sorgere come una biglia blu sopra i crateri grigi del paesaggio lunare, rinnovando una delle immagini più iconiche della storia umana.
Il piano della missione- NASA
QUANDO SI DECOLLA ? Esistono precise finestre di lancio, periodi di tempo specifici durante i quali il lancio deve avvenire per raggiungere l'orbita o la destinazione desiderata. Come indicato dall'ESA, se una navicella deve incontrare un'altra sonda, un pianeta o un punto nello Spazio, il lancio deve essere programmato nei minimi dettagli affinché le orbite si sovrappongano nel momento giusto. Per la Luna, le finestre di lancio si concentrano nella prima settimana di ogni mese: 6, 7, 8, 10 e 11 febbraio; 6, 7, 8, 9 e 11 marzo; 1, 3, 4, 5, 6 e 30 aprile, con una durata di circa due ore. La prima opportunità sarà quindi il 6 febbraio alle 21:41 (ET), corrispondente alle 3:41 del 7 febbraio in Italia, per un intervallo di due ore.
Zona di lancio del John F. Kennedy Space Center
PERCHE' NON SI ANDRA' DIRETTAMENTE SULLA LUNA? Perché la tecnologia va collaudata con vite umane a bordo. La sfida più grande non è solo arrivare alla Luna, ma tornare vivi. La capsula Orion rientrerà nell'atmosfera terrestre a 40.000 km/h, e a quella velocità l'attrito genererà calore estremo: lo scudo termico dovrà resistere a quasi 2.760 gradi Celsius, circa la metà della temperatura superficiale del Sole. Se Artemis I ha dimostrato che la navicella può farlo senza equipaggio, Artemis II dovrà provare che i sistemi di supporto vitale possono mantenere quattro persone al sicuro, protette dalle radiazioni cosmiche e dagli stress fisici, in un ambiente totalmente ostile.