El Niño non è un interruttore: sarà davvero 'super'? Cosa può cambiare per l’Italia e l'Europa?
Secondo le ultime valutazioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la probabilità che El Niño si sviluppi tra giugno e agosto 2026 è ormai elevata. Le proiezioni indicano inoltre una possibilità molto alta che il fenomeno prosegua almeno fino all’autunno. Resta invece più incerta l’intensità che l’evento potrà raggiungere; le proiezioni sono orientate verso un El Niño almeno moderato, con un segnale medio che tende verso un evento forte. Resta però incertezza tra i modelli, quindi l’intensità finale non è ancora definita.
El Niño è la fase calda dell’ENSO, una grande oscillazione climatica che coinvolge oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale. Durante El Niño, le acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale diventano più calde della norma e questo può modificare la circolazione atmosferica su scala planetaria.
Nei prossimi mesi sarà decisiva la risposta dell’atmosfera: se oceano e atmosfera si accoppieranno in modo efficace, El Niño potrà rafforzarsi; in caso contrario, potrebbe restare più contenuto. Nel Pacifico equatoriale è già presente una notevole quantità di calore accumulato, anche sotto la superficie oceanica. Questo è un segnale favorevole allo sviluppo del fenomeno, ma non basta da solo a stabilire quanto sarà intenso.
El Niño non è un interruttore. Non basta che si sviluppi nel Pacifico perché automaticamente in Europa faccia caldo, arrivi siccità o cambi l’intera stagione. È più corretto considerarlo come un grande modulatore del clima globale; può spostare le probabilità e favorire alcune configurazioni atmosferiche, ma non determina da solo ciò che accade in una singola zona.
Uno degli effetti più noti riguarda la temperatura media globale. Quando El Niño raggiunge una certa intensità, parte del calore accumulato nell’oceano viene trasferito all’atmosfera, contribuendo a un aumento temporaneo della temperatura media del pianeta. Questo effetto si somma al riscaldamento globale di fondo, ma non significa caldo ovunque e nello stesso momento. Per l’Europa il legame è generalmente più debole e indiretto. Ma questo non significa caldo ovunque. È come alzare la temperatura media di una casa, alcune stanze si scaldano molto, altre poco, alcune possono persino raffreddarsi se si aprono le finestre.
Gli effetti de El Niño tendono a essere più riconoscibili tra autunno e inverno, mentre in estate le ondate di calore dipendono soprattutto dalle configurazioni atmosferiche tra Atlantico, Europa e Mediterraneo. El Niño non va trasformato nella spiegazione automatica di ogni fase calda, né tanto meno di ogni evento meteo estremo per l'Europa. Può influenzare il clima globale e alzare temporaneamente la temperatura media del pianeta, ma sull’Europa agisce in modo indiretto, probabilistico e insieme a molti altri fattori.
Va poi ricordato che oggi il clima globale è mediamente più caldo rispetto a qualche decennio fa. Questo significa che le ondate di calore si sviluppano su una base termica già più elevata. Anche configurazioni atmosferiche che in passato avrebbero prodotto caldo moderato possono oggi favorire temperature particolarmente elevate.
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