A inizio febbraio 2026 i ghiacci marini globali mostrano una delle configurazioni più anomale dell'era di osservazione satellitare. Secondo i dataset NSIDC e Copernicus, calcolati come estensione (area oceanica con almeno il 15 % di copertura glaciale rilevata da radiometri a microonde operativi continuativamente dal 1979), l'Artico nel pieno della stagione di ricrescita ha raggiunto una media mensile di circa 13,2 milioni km², pari a circa 0,8 milioni km² sotto la climatologia 1991-2020 (circa −5/6 %), confermando una tendenza ormai strutturale in cui la crescita invernale non compensa più le perdite estive e il ghiaccio pluriennale continua a essere sostituito da ghiaccio stagionale più sottile e fragile. Il pack è particolarmente ridotto nei mari di Barents, Kara e Groenlandia orientale dove le intrusioni di acqua atlantica sempre più calda impediscono una sua formazione stabile.
Molto più estrema la situazione nell'emisfero sud, dove l'Antartide che fino a pochi anni fa mostrava variabilità ma senza chiari trend negativi continua invece la sequenza di minimi iniziata nel 2023 e confermata nel 2024-2025, con un'estensione media di gennaio attorno a 4,0 milioni km², oltre 1,5 milioni km² sotto la media 1991-2020 (circa −25/30 %), un'anomalia enorme in termini climatici e distribuita soprattutto nei mari di Bellingshausen, Amundsen e parte del Weddell occidentale, dove oceano più caldo, venti occidentali più forti e maggiore mescolamento verticale impediscono il congelamento
Concentrazione del ghiaccio marino (National Snow and Ice Data Center )
La differenza fondamentale tra i poli è quindi ormai chiara. L'Artico perde ghiaccio lentamente da oltre quarant'anni, mentre l'Antartide ha cambiato regime climatico improvvisamente negli ultimi tre anni mostrando una forte instabilità legata alla circolazione oceanica e atmosferica, e sommando le anomalie dei due emisferi la superficie glaciale marina globale si colloca tra le più basse mai osservate per il periodo, segnalando che il sistema non sta semplicemente oscillando, ma sta entrando in una nuova configurazione energetica in cui oceani più caldi riducono la capacità del pianeta di riflettere radiazione solare (albedo), favoriscono ulteriore assorbimento di calore e rendono sempre più probabili in futuro inverni artici con ghiaccio molto sottile e stagioni antartiche con ricongelamento incompleto. Un cambiamento che ha implicazioni dirette sulla circolazione atmosferica, sulle correnti oceaniche e sulla frequenza di estremi meteorologici alle medie latitudini.