24-1 dicembre. Sino alla fine del mese, la nostra Penisola continuerà a risentire degli effetti della saccatura che ha convogliato aria fredda verso l'Europa meridionale. È l'eredità di una dinamica artica che ha trovato la strada libera per scendere di latitudine, complice un'ondulazione marcata del flusso in quota. Le temperature rimarranno sotto le medie tipiche del periodo, mentre la piovosità sarà sopra la norma al Centro-Sud e più scarsa al Nord. Si mostrano i primi segnali del cambiamento imminente con un graduale riassetto della circolazione emisferica.
1-8 dicembre. Da inizio mese si assiste a una transizione piuttosto netta. Le correnti occidentali tornano protagoniste, mentre la fascia anticiclonica si sposta leggermente più a nord. L'ingresso di masse d'aria più miti determina un rialzo termico, con valori che andranno sopra media su gran parte del continente, in particolare tra Baltico e Russia europea. Nelle medie in Italia dove invece le precipitazioni tenderanno a ridursi, fatta eccezione per l'area ionica e le Isole maggiori.
8-15 dicembre. Il ramo canadese della circolazione continua ad alimentare un vasto serbatoio depressionario sull'Atlantico, mentre più a est contribuisce a sostenere una fascia anticiclonica che abbraccia buona parte dell'Europa. Ne deriva un quadro dominato da temperature sopra media e meno precipitazioni su molte aree del continente. Vale la pena ricordare che gli scenari a medio e lungo termine non sono univoci. Gli ensemble, che mostrano la gamma delle possibili evoluzioni, segnalano una piccola, ma non trascurabile possibilità che l'alta pressione, anziché distendersi in modalità zonale, trovi spazio in posizione più settentrionale, verso la Scandinavia. Uno scenario che potrebbe temporaneamente modificare la circolazione europea. Non è quello principale, né quello più probabile, ma è una di quelle varianti che la nostra atmosfera può ancora concedersi. E che merita di essere monitorata.
A causare questo cambio di circolazione non è soltanto ciò che accade in stratosfera: il freddo che ha raggiunto l'Europa nasce nella troposfera, attraverso una dinamica ondulatoria che si è poi ripercossa sulla stratosfera indebolendo temporaneamente il vortice polare. Quando si parla di vortice polare si intende quello in stratosfera. È importante chiarirlo, non è il vortice indebolito a generare il freddo, ma il contrario.
L'indebolimento del vortice polare che stiamo osservando in questi giorni, e che toccherà il suo apice verso fine mese, rientra nella categoria dei disturbi brevi e poco profondi, quelli che vengono seguiti da un rapido ricompattamento a tutte le quote. E' proprio il tipo di riscaldamento stratosferico ( un Canadian warming con riflessione d'onda) a provocare un 'effetto rimbalzo'. Quando il vortice torna a rafforzarsi, la circolazione si riallinea e l'aria fredda tende a ritirarsi verso le sue sedi naturali, con un progressivo ritorno a condizioni più miti alle medie latitudini.