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Meteo e clima - Ve lo ricordate lo strato di Ozono? Nei prossimi anni sarà di nuovo a rischio e sempre per colpa nostra

L'aumento dei lanci spaziali potrebbe rallentare o favorire una nuova perdita del gas in stratosfera.
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28/10/2025 - 13:46
2 min. di lettura
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Ozono di nuovo a rischio a causa dei lanci spaziali
Ozono di nuovo a rischio a causa dei lanci spaziali
Negli anni 80 e 90 il suo rapido impoverimento in stratosfera, divenuto noto all'opinione pubblica col termine "Buco dell'Ozono" fu al centro di un grande dibattito internazionale. Il rischi, anche gravi per la salute a causa della sua scomparsa imposero grandi riflessioni e drastiche scelte che si tradussero in una eliminazione progressiva dei clorofluorocarburi ritenuti i principali responsabili della sua distruzione. Le azioni intraprese funzionarono al punto che il "buco" iniziò a chiudersi e non se ne è più parlato se non sporadicamente per indicare che la sua chiusura definitiva avrebbe potuto compiersi entro il 2060 circa. Tutto bellissimo ma....
Un nuovo studio pubblicato su NPJ Climate and Atmospheric Science da un team internazionale guidato da Laura Revell (Università di Canterbury) e Sandro Vattioni (ETH di Zurigo), indica che se la crescita dei lanci spaziali continuerà con i ritmi degli ultimi anni lo spessore medio globale dell'ozono potrebbe diminuire di nuovo, con picchi stagionali del -4% sull'Antartide. Numeri apparentemente piccoli, ma che arrivano mentre lo strato di ozono è ancora in fase di recupero. Oggi è circa il 2% più sottile rispetto ai livelli preindustriali e la piena ripresa, inizialmente prevista per il 2066, rischia di slittare di anni o decenni. Le simulazioni mostrano che si tratterebbe di un rallentamento della ripresa più che di un nuovo collasso, ma il segnale è chiaro. I principali colpevoli sono i gas di cloro rilasciati dai propellenti a perclorato di ammonio e le particelle di fuliggine prodotte durante la combustione, che nella stratosfera agiscono da catalizzatori di distruzione dell'ozono. I propellenti criogenici (ossigeno e idrogeno liquidi) avrebbero un impatto quasi nullo, ma oggi rappresentano solo il 6% dei lanci globali perché più complessi e costosi da gestire. A peggiorare la situazione ci sono i rientri: quando i satelliti bruciano in atmosfera rilasciano ossidi di azoto e metalli, che distruggono ozono e favoriscono la formazione di nubi polari stratosferiche, amplificando le perdite stagionali. Le proiezioni dei ricercatori sono chiare: nello scenario "moderato" da circa 884 lanci annuali entro il 2030, la perdita media globale di ozono sarebbe di circa lo 0,17%, mentre nello scenario "intenso" da 2.040 lanci arriverebbe allo 0,29%, con impatti localizzati fino al 4% sull'Antartide. Sono valori modesti in confronto alle grandi crisi degli anni Ottanta, ma il rischio è un ritorno indietro rispetto ai progressi conquistati dal Protocollo di Montreal del 1987, che con il bando dei CFC aveva permesso all'ozono di riprendersi gradualmente.
Gli autori dello studio propongono una soluzione simile a quella che salvò l'ozono quarant'anni fa: monitoraggio sistematico delle emissioni, sostituzione dei carburanti ad alto impatto, promozione dei motori criogenici e un coordinamento internazionale sul modello di Montreal. Il protocollo ha dimostrato che anche le minacce globali possono essere affrontate con la cooperazione - scrivono Revell e Vattioni. Ora serve la stessa attenzione per la nuova era dello spazio.
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