La crisi sismica che sta interessando l'area flegrea da due giorni ma di fatto partita già da inizio mese non trova precedenti nell'attuale fase bradisismica e in quelle del passato. Circa 650 terremoti dal 1 febbraio all'attuale con trentacinque eventi di magnitudo superiore a 2.0, sette superiori alla magnitudo 3.0 e due vicini alla 4.0. A causa delle caratteristiche estremamente superficiali di questi terremoti (ipocentri intorno ai 2km) Lo scuotimento del suolo è particolarmente violento nelle aree epicentrali e si registrano diversi danni anche se non strutturali. Per circa 5 mesi, da settembre a gennaio la sismicità si è mantenuta su livelli medio bassi con pochi eventi di magnitudo superiore a 3.0 e dunque l'escalation di questi giorni rappresenta una variazione importante nell'evoluzione del fenomeno.
I terremoti sono dovuti alla rottura di blocchi di roccia profondi, sollecitati da una spinta che avviene intorno ai 4km e generata dall'aumento di pressione dei fluidi magmatici che sovrastano una camera magmatica identificata intorno agli 8km. Un trasferimento di energia dal profondo che si traduce in forti terremoti ma l'attenzione è rivolta anche verso un possibile scenario eruttivo, monitorato dal centro di controllo dell'ingv in accordo con la Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi. Per il momento il rischio eruttivo non c'è, questo viene ribadito dai ricercatori ma l'attenzione resta alta verso un fenomeno che ha dimostrato estrema complessità e variabilità nel tempo.