Sostenibilità - Il sole che produce energia anche di notte? Sì, ma la realtà è un po' diversa.
Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere la notizia dell'entrata in funzione commerciale del nuovo impianto di Hami, nel deserto del Gobi. Molti titoli hanno lasciato intendere che la Cina sia riuscita a far funzionare il fotovoltaico anche di notte, ma le cose non stanno esattamente così. Vale quindi la pena chiarire come funziona realmente questo progetto e quale sia, almeno per il momento, la sua reale portata.
L'impianto ha una potenza complessiva di 1 GW, ma è composto da due tecnologie differenti: 900 MW di pannelli fotovoltaici tradizionali e 100 MW di solare termodinamico a concentrazione (CSP). Durante il giorno i pannelli producono elettricità normalmente, mentre circa 260.000 specchi lineari concentrano la radiazione solare su tubazioni contenenti sale fuso, portandolo a circa 550 °C. Il calore viene immagazzinato e, dopo il tramonto, utilizzato per produrre vapore e alimentare una turbina elettrica per circa otto ore.
Ed è proprio qui che nasce l'equivoco. Di notte non continua a funzionare la sezione del solare, ma soltanto la sezione termodinamica da 100 MW, cioè circa un decimo della potenza installata. È quindi scorretto affermare che il parco da 1 GW produce energia durante tutta la notte: lo fa soltanto una sua piccola parte. Dal punto di vista tecnologico non siamo nemmeno davanti a una novità assoluta. L'accumulo di energia mediante sali fusi è una tecnologia conosciuta e utilizzata da molti anni in diversi impianti solari a concentrazione, soprattutto in Spagna e negli Stati Uniti. L'aspetto interessante del progetto cinese è piuttosto l'integrazione su larga scala tra fotovoltaico e accumulo termico, con l'obiettivo di rendere più stabile la produzione elettrica senza ricorrere esclusivamente alle batterie.
Resta comunque aperta la questione economica. Negli ultimi anni il costo delle batterie al litio è diminuito rapidamente e continua a ridursi, rendendo sempre più competitivo l'accumulo elettrochimico. Il solare termodinamico, dopo il forte entusiasmo degli anni 2000, ha invece perso terreno proprio a causa dei costi elevati e della maggiore complessità impiantistica e l'impianto di Hami non dimostra ancora che questa soluzione sia economicamente preferibile rispetto alle batterie, almeno fuori dal contesto cinese. Come spesso accade, dietro i titoli più sensazionalistici la realtà è decisamente più sfumata.
Dello stesso autore
Articoli simili





