23 novembre 2022
ore 23:55
di Carlo Migliore
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 Per tutti

23 Novembre 1980 - Domenica ore 19.35 un terremoto devastante, tra i peggiori della storia italiana, colpisce la Campania e la Basilicata. Epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania tre piccoli comuni dell'Irpinia. Le proporzioni della catastrofe non si percepirono nell'immediato, molti tg della 8 di sera parlarono addirittura di lievi scosse di terremoto avvertite dalla popolazione e di nessun danno. Erano gli albori della protezione civile, un sistema di controllo e di intervento ancora acerbo e poco collaudato che aveva già dato prova di scarsa efficienza nei precedenti terremoti del Belice e del Friuli. La macchina dei soccorsi si mise in moto con ritardo, un gigantesco ritardo, legato anche alle enormi dimensioni dell'area interessata. 

Ben 422 comuni di cui più di 300 solo in Campania furono interessati da un grado MCS (scala Mercalli) superiore a 6 il che significa con danni gravi ed eventuali vittime. Dopo 3 giorni il grido di allarme del maggiore giornale del Mezzogiorno. Il Mattino titolava in questo modo la mattina di Mercoledì 26 Novembre.

Le caratteristiche del terremoto: la sua magnitudo, ancora oggi molto dibattuta ma vicina al 7.0 (ufficialmente 6.9), la sua profondità compresa tra 10 e 20km e la sua durata ben 90 secondi furono le cause della vastità con cui si propagò il fenomeno che fu avvertito in quasi tutta l'Italia da nord a Sud, forte fino al Lazio, l'Abruzzo, la Puglia e la Calabria.

Un minuto e mezzo di terrore che cancellò dalla faccia della terra decine paesi. I morti furono migliaia, quelli accertati quasi 3000 ma diverse migliaia furono le persone mai ritrovate, tanto che ancora oggi sono in molti a sostenere che le vittime furono almeno 10mila.


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