Lo spettacolo di stanotte in Germania - Credits: Klaus Haase da Nothafen Darß.
La notte appena trascorsa verrà sicuramente ricordata per lo spettacolo che la natura ci ha regalato. Un'intensa tempesta geomagnetica, tra le più forti degli ultimi 20-25 anni, ha infatti colpito il nostro pianeta, dando origine non solo a spettacolari aurore polari, ma anche a luminosissime SAR (Stable Auroral Red Arcs), che hanno tinto i cieli dell'Europa centrale e del Nord Italia. [dettagli qui]
Nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2026, la Terra è stata investita da una massiccia Espulsione di Massa Coronale (CME), che ha innescato una tempesta geomagnetica di classe G4 (Severa), con picchi localizzati di intensità G5, il valore più alto della scala G. Tale intensità ha permesso la visibilità delle SAR a latitudini insolitamente basse, rendendo il fenomeno chiaramente osservabile dal Centro-Nord Italia.
Origine solare e dinamica dell'evento - L'evento ha avuto origine due giorni prima da un complesso di macchie solari altamente attivo (Regione Attiva AR39xx), caratterizzato da una configurazione magnetica di tipo beta-gamma-delta. In particolare, tutto è iniziato nella macchia solare AR4341, con la formazione di un potente flare, ovvero un brillamento solare di classe X1.9.Questo brillamento ha rilasciato un intenso flusso di raggi X e radiazioni ultraviolette, ionizzando l'alta atmosfera terrestre e causando un breve blackout radio sul lato diurno della Terra. Contestualmente al brillamento, una nube di plasma (elettroni, protoni e nuclei di elio) è stata espulsa nello spazio interplanetario a una velocità stimata di circa 1.200 km/s, generando un'intensa CME.
Immagine del Sole ora
Per comprendere meglio la differenza tra i due fenomeni, possiamo usare un esempio semplice:
il flare è paragonabile al lampo di luce di un colpo di pistola (radiazione), mentre la CME è il proiettile che esce dalla canna (materia).
Il primo, viaggiando alla velocità della luce, raggiunge la Terra in circa 8 minuti e provoca un'ionizzazione immediata dell'atmosfera superiore; la seconda impiega da 18 ore a 3-4 giorni per arrivare ed è la vera responsabile delle tempeste geomagnetiche e delle conseguenti aurore polari e SAR.
Intensità del brillamento solare - Le classi dei brillamenti solari (solar flare) indicano la potenza dell'eruzione in base all'intensità dei raggi X, misurata dai satelliti (scala NOAA/GOES).
Si parte dalla classe A, molto debole e senza effetti per la Terra, fino alla classe X, classificata come estrema, passando per le classi B, C e M.
Il numero associato alla lettera indica la forza all'interno della stessa categoria, secondo una scala lineare decimale che va da 1.0 a 9.9. Oltre questo valore si passa alla classe successiva.
Per esempio:
C3 è tre volte più forte di C1
X1 è 100 volte più potente di C1.
Splendides aurores boréales du côté de la Bretagne cette nuit !
L'impatto con la magnetosfera terrestre - Al momento dell'impatto con il bow shock - la prima barriera che il vento solare incontra, situata a circa 90.000 km dalla Terra - il campo magnetico interplanetario (IMF) presentava una forte componente rivolta verso sud (Bz negativo).
Questa condizione è cruciale: quando il campo magnetico del plasma solare è opposto a quello terrestre, si verifica la riconnessione magnetica, un processo che consente all'energia solare di penetrare all'interno della magnetosfera, amplificando gli effetti della tempesta.
il Bow Shock - credit: esa
È stata una tempesta geomagnetica forte?Sì. L'evento è stato classificato come tempesta geomagnetica G4 (Severa), un gradino al di sotto del livello massimo G5.
Questa classificazione non deriva da una formula unica, ma dall'indice Kp, che misura quanto il campo magnetico terrestre risulta perturbato.
Durante l'evento, l'indice Kp ha raggiunto il valore di 8.67, molto vicino alla soglia massima di 9. Più nel dettaglio, il Kp riflette:
l'intensità del vento solare;
l'orientamento del campo magnetico solare (Bz, particolarmente efficace se negativo);
la quantità di energia trasferita alla magnetosfera.
Il fenomeno in Italia: le SAR - Ciò che i cittadini del Centro-Nord Italia hanno osservato non è stata solo la classica aurora boreale, ma anche il fenomeno delle SAR (Stable Auroral Red Arcs), archi aurorali rossi stabili, visibili durante le tempeste geomagnetiche più intense.
L'evento della scorsa notte conferma che ci troviamo nel pieno del Massimo Solare del Ciclo 25, una fase in cui l'attività del Sole è particolarmente frequente e intensa, aumentando la probabilità di fenomeni estremi come quello osservato.