Frutto di una collaborazione tra
l'agenzia aerospaziale europea ESA e quella americana NASA, la sonda Solar
Orbiter lanciata il 10 febbraio scorso aveva come scopo principale quello di
indagare sui misteri ancora irrisolti della nostra Stella. Lo scorso 15 giugno
quando ha raggiunto il suo primo perielio alla distanza di 77 milioni di
chilometri, ha iniziato a scattare con i suoi super telescopi ed
elaborare migliaia di fotografie ravvicinate della superficie del Sole inviando
poi tutti i dati alla stazione europea di Malargüe in Argentina. Finalmente il
16 luglio, con una teleconferenza, ESA ha rilasciato pubblicamente le primeesaltanti immagini. Sono immagini che aprono una nuova
frontiera dell'esplorazione astronomica e ci rivelano dettagli del Sole che non
avremmo mai avuto la possibilità di conoscere.
Da quella distanza siamo stati capaci di
cogliere delle minuscole fiammate sulla superficie solare, piccole rispetto a
quelle che solitamente riusciamo a vedere dalla Terra , i famosi "flare" ma non
piccole in assoluto, basti pensare che sono vaste almeno quanto la superficie
dell'Europa. Queste piccole fiammate sarebbero in numero così elevato da ricoprire
interamente la superficie del Sole epotrebbero spiegare uno dei più grandi misteri dell'astrofisica, il
riscaldamento incredibile della corona solare. La temperatura del
Sole diminuisce infatti andando dall'interno del suo nucleo verso l'esterno fino
ad arrivare a 5.500°C sulla sua superficie ma poi improvvisamente sale nella
parte più esterna dell'atmosfera fino a un milione di gradi e non si ha la
minima idea del perché. L'ipotesi che ciò potesse essere dovuto alla presenza
di "nano flare" sulla superficie era già stata avanzata nel 2014 ma questi
ipotetici nano flare non erano mai stati osservati direttamente fino all'arrivo
di queste prime immagini che potrebbero quindi confermare questa teoria.