Vai al contenuto principale

Clima. Cold Blob; qual è l'origine del raffreddamento nel Nord Atlantico?

Nuove ricerche indicano un possibile ruolo chiave della circolazione
Pubblicato da
in data
08/06/2026 - 09:08
Livello - Per tutti
Condividi su
  • 3BMeteo Facebook
  • 3BMeteo Linkedin
  • 3BMeteo Whatsapp
  • 3BMeteo X
Cold Blob in Atlantico
Cold Blob in Atlantico

In un mondo che continua a scaldarsi, c’è una regione dell'Oceano Atlantico che invece va in controtendenza; si trova a sud della Groenlandia e dell'Islanda ed è nota come 'North Atlantic Cold Blob' o 'warming hole'. In pratica è un'area che si è riscaldata molto meno rispetto al resto degli oceani e che in alcuni periodi ha persino mostrato anomalie termiche negative.

La spiegazione più nota coinvolge l'Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), il grande sistema di correnti oceaniche che trasporta calore dai tropici verso il Nord Atlantico. Secondo numerosi studi, un rallentamento dell'AMOC ridurrebbe il trasporto di calore verso le alte latitudini, favorendo la formazione di una regione relativamente più fredda nel Nord Atlantico subpolare. Per questo motivo il cold blob viene spesso interpretato come una possibile impronta di una circolazione atlantica meno forte. Tuttavia, il legame non è ancora definitivo.

Oltre all'AMOC, potrebbero contribuire la variabilità naturale dell'oceano e dell'atmosfera, le oscillazioni atmosferiche come la NAO e l'immissione di acqua dolce dovuta alla fusione dei ghiacci della Groenlandia. Negli ultimi anni diversi lavori hanno rafforzato il legame tra il cold blob e un indebolimento della circolazione atlantica. Tuttavia, gli stessi studi sottolineano che attribuire con precisione il fenomeno a una sola causa resta difficile.

Le misure dirette dell'AMOC coprono peròsolo gli ultimi due decenni, un intervallo troppo breve per separare con sicurezza i cambiamenti di lungo periodo dalla normale variabilità naturale del sistema. Per questo motivo la comunità scientifica tende oggi a considerare il cold blob come il risultato dell'interazione di più fattori, piuttosto che come la prova definitiva di un singolo meccanismo.

A sostegno di questa interpretazione è arrivato anche un recente studio pubblicato nel 2026 su Geophysical Research Letters da Stefan Rahmstorf. Analizzando il contenuto di calore dell'oceano e i flussi energetici superficiali, gli autori concludono che il raffreddamento osservato non può essere spiegato principalmente da una maggiore perdita di calore verso l'atmosfera, ma risulta più coerente con una diminuzione del trasporto oceanico di calore verso il Nord Atlantico.

Lo studio rafforza quindi l'ipotesi di un ruolo importante dell'AMOC nella formazione del cold blob, pur senza chiudere definitivamente il dibattito sulle altre possibili cause.

Seguici su Google News
Vuoi restare aggiornato? Segui il nostro profilo su Google News e scopri altri articoli come questo!

Temi caldi

Dello stesso autore

Temi proposti