La grande siccità sta causando l’addio anticipato ai pascoli di montagna e il crollo delle produzioni casearie. E dopo il Gonella sul Monte Bianco, un rifugio su quattro rischia di dover chiudere in anticipo la stagione.
Pubblicato da
Giacomo Foresta
in data
19/09/2022 - 08:58
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
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Ghiacciai in forte sofferenza, laghi ai mimi storici. Un disastro per le zone alpine
Prima la siccità, poi
le alluvioni. Quanto avvenuto nella lombarda Valcamonica nelle ultime due settimane è un esempio emblematico dell'effetto
del surriscaldamento globale in quota, e non solo. Prima l'emergenza idrica
causata dal caldo africano, con alcuni comuni costretti a emanare ordinanze per
il razionamento dell'acqua. Poi, quasi come contrappasso, piogge torrenziali ed
esondazioni che causano allagamenti e devastazioni. Secondo i meteorologi è
solo uno degli effetti del cambiamento climatico che sta drammaticamente
coinvolgendo anche le terre alte.
Con il clima
bollente, i consumi d'acqua aumentano. Ma di acqua in quota ce n'è poca. Specie
i paesi che non possono approvvigionarsi da un acquedotto in valle, devono far
fronte all'emergenza idrica come possono: rifornendo i bacini con le autobotti,
razionando il consumo e limitandolo su decisione dei sindaci all'uso alimentare
o domestico. Ma spesso non basta.
A quote elevate è emergenza.
Il rifugio Gonella sul Monte Bianco già 15 giorni fa ha alzato bandiera bianca e il 18
luglio ha chiuso «per siccità». Per la stessa ragione, un rifugio su quattro di
Alpi e Appennini rischia di dover interrompere in anticipo la stagione se la
tendenza non cambierà: «Già a fine luglio le riserve idriche sono infatti ridotte
ai livelli di fine agosto», sostengono i gestori dei rifugi.
Negli allevamenti in
quota la situazione, se possibile, è ancora peggiore. Gli alpeggi sono in
ginocchio. Secondo un monitoraggio della Coldiretti pozze e vasche per
abbeverare i bovini sono in secca, l'erba è bruciata dal sole. Molti malgari
hanno deciso di anticipare di un mese il taglio del fieno per tentare di
salvare il salvabile. In più, la siccità sta
creando problemi anche alla salute degli animali in alpeggio: «Il caldo e
l'erba secca costringono gli animali a spostarsi di più per trovare foraggi
ancora verdi, con il rischio di sovraccarico e traumi a danno delle
articolazioni», lamentano gli allevatori.
Le aziende agricole si arrangiano come
riescono: trasportando in quota coi trattori condotte e cisterne per abbeverare
gli animali e irrigare gli alpeggi, che quest'anno non hanno praticamente visto
la neve. Basta osservare fiumi e torrenti di montagna: sono gonfi solo
dell'acqua torbida di fusione dei ghiacciai, mentre i laghetti alpini sono
ridotti a pozzanghere e le sorgenti sono sull'orlo del prosciugamento.
Il risultato è che la
produzione casearia di malghe e alpeggi sta crollando, anche a causa
dell'impennata dei costi di materie prime ed energia. E così qualche allevatore
ha già anticipato di due mesi la transumanza a valle di ovini e bovini. A causa
della siccità in altura, si riportano gli animali nelle stalle in pianura:
«Troppo proibitive le condizioni perché sia sostenibile tenere aperti i pascoli
in quota», dicono. Se l'assenza di pioggia continuerà - avverte la Coldiretti -
col rientro forzato a valle gli allevatori rischiano di trovarsi senza fieno
sufficiente da destinare agli animali nei prossimi mesi, avendo come unica
alternativa quella di acquistare foraggi e mangimi sul mercato a prezzi molto
elevati».
L'emergenza siccità
ha sollevato recentemente l'appello di nove associazioni per l'adattamento alla crisi climatica. «La grave crisi idrica in corso è senza
dubbio da inquadrare nella epocale crisi climatica ed ecologica in atto e come
tale va approcciata in modo strutturale, affrontando le cause e non correndo
dietro ai sintomi. Bisogna dunque evitare risposte emergenziali e analizzare il
problema con freddezza per individuare le soluzioni». Questo l'appello
che varie associazioni tra cui Club
Alpino Italiano, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness e WWF Italia hanno
lanciato ricordando che la crisi climatica e la siccità non guardano in faccia
a nessuno, neanche alla crisi del governo: «Serve un'azione politica che vada
oltre l'emergenza con la messa in atto di efficaci "piani ordinari"». Per
questo le associazioni hanno rilanciato quelli che loro giudicano sette
interventi chiave per far fronte all'emergenza climatica. «Per mitigare e adattarsi
ai cambiamenti climatici sono necessarie misure ragionate e strutturali che
guardino al medio e al lungo termine, pensando all'ambiente che lasceremo alle
future generazioni», hanno dichiarato il presidente generale del CAI Antonio Montani e il delegato
della presidenza generale all'ambiente Mario Vaccarella.