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Meteo. SPLIT del vortice polare meno probabile. Ecco cosa accade e perché

Pubblicato da
in data
04/02/2026 - 11:43
2 min. di lettura
Livello - Per esperti
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vortice polare
vortice polare
La circolazione atmosferica è caratterizzata dalla presenza di blocchi anticiclonici multipli alle alte latitudini che favoriscono scambi meridiani e discese di aria fredda verso alcune aree delle medie latitudini. Questo assetto si accompagna a un tentativo di disturbo del vortice polare, che tuttavia non evolve, allo stato attuale, in una vera scissione.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, il vortice polare rimarrebbe, dopo un iniziale tentativo, in un regime di displacement o di marcato allungamento, senza raggiungere uno split strutturato. Affinché una scissione possa realizzarsi sarebbe necessaria una vera e propria azione a tenaglia, con due creste d'onda forti, persistenti e ben sincronizzate, tipicamente in area groenlandese e sul comparto uralico-scandinavo, capaci di comprimere il vortice da lati opposti.
In questa fase la spinta dal settore groenlandese risulta presente, mentre le creste sul comparto uralico-scandinavo appaiono deboli o intermittenti. La forzante d'onda risulta quindi sbilanciata, sufficiente a disturbare e deformare il vortice, ma non a dividerlo. Le onde planetarie riescono a propagarsi verso la stratosfera, ma non vengono assorbite in modo continuo; in questo modo parte dell'energia viene riflessa, impedendo un indebolimento profondo e persistente del vortice e limitando la propagazione efficace del segnale verso il basso.
Il contesto di fondo, caratterizzato da una Mjo in probabile spostamento verso il settore dell'Oceano Indiano, da un momento angolare atmosferico mediamente negativo e da una persistente impronta de La Niña, non rappresenta una causa diretta del mancato split, ma contribuisce a rendere più difficile che le creste d'onda diventino sufficientemente forti, persistenti e anche sincronizzate. Questi fattori agiscono quindi come modulatori, inclinando il sistema verso soluzioni meno favorevoli a una rottura duratura del regime zonale.
È importante sottolineare che MJO e momento angolare non creano la zonalità ma spostano le probabilità, rendendo la zonalità la soluzione energeticamente più facile per il sistema. Di conseguenza, se il regime di partenza è già zonale, tende a persistere per inerzia. Se invece il sistema si presenta ondulato, l'ondulazione risulta più fragile e soggetta a un progressivo riassorbimento, pur senza essere esclusa.
In assenza di un controllo stratosferico pieno e coerente dall'alto, l'evoluzione della circolazione resta quindi prevalentemente guidata dalla troposfera. La combinazione tra inerzia del flusso medio e modulazione tropicale tende a ridurre la persistenza di fasi NAO marcatamente negative, aumentando la probabilità di assetti più mobili, con un getto mediamente più teso e ondulazioni più rapide.
Guardando all'evoluzione a cavallo tra la seconda e la terza decade di febbraio, il quadro appare piuttosto aperto: in mancanza di un forcing stratosferico dominante, la circolazione potrebbe oscillare attorno a configurazioni NAO neutre o debolmente positive, senza escludere temporanee riattivazioni di fasi ondulate, ma con una minore probabilità di blocchi persistenti.
Ci troviamo di fronte a un vortice polare disturbato, ma non in grado di imporre un regime dominante come nel caso dello split. Il suo effetto principale è quello di allentare i vincoli sul flusso, aumentando la libertà di manovra della corrente a getto; ma l'ampiezza, la collocazione e la persistenza delle onde restano però determinate dalla dinamica troposferica.
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