Il vortice polare, dopo il picco iniziale, mostra una chiara tendenza alla decelerazione, con la possibilità, ancora incerta ma non trascurabile, di un disturbo significativo o riscaldamento stratosferico nella seconda metà di novembre. Il calo dei venti zonali a 10 hPa indica che le onde planetarie stanno trasferendo energia verso la stratosfera, contribuendo a indebolire la circolazione zonale.
La configurazione troposferica prevista a metà novembre, con blocchi di alta pressione tra Groenlandia e Canada e ondulazioni del getto sul Pacifico, appare coerente con un forzante d'onda verso l'alto, potenzialmente capace di amplificare il disturbo stratosferico nelle settimane successive.
Al momento non è possibile stabilire se il disturbo sarà di tipo wave 1 (dislocazione del vortice) o wave 2 (scissione), ma l'insieme degli scenari suggerisce un periodo di maggiore attività d'onda e di crescente instabilità del vortice polare. C'è anche la possibilità di un Canadian warming, ovvero un riscaldamento localizzato nella stratosfera canadese, spesso associato a blocco troposferico sulla Groenlandia e a un iniziale indebolimento del vortice polare. Si tratta di episodi che possono costituire il preludio a una fase di vortice stirato o dislocato
I riscaldamenti stratosferici autunnali (novembre) sono estremamente rari: dal 1958 se ne contano soltanto due casi certi, nel 1958 e nel 1965, entrambi accompagnati da un forte indebolimento del vortice polare.
C'è da dire che questo è ancora uno scenario: il fascio ensemble a 10 hPa mostra ancora ampia dispersione, segno che non è affatto detto che il disturbo si concretizzi; l'evoluzione resta aperta e potrebbe anche non tradursi in un vero evento di warming. Vale la pena, tuttavia, di seguire l'evoluzione.