Che tipo di estate ci aspetta secondo la tendenza
Che le estati europee siano ormai mediamente più calde rispetto al passato è quasi diventato normale. Il punto oggi non è più capire se farà caldo, ma quanto intenso e duraturo potrà essere il caldo durante la stagione estiva.
Secondo le ultime proiezioni stagionali del modello europeo ECMWF, l’estate 2026 potrebbe presentare anomalie termiche anche vicine o localmente superiori ai +2°C rispetto alla media climatica su vaste aree del continente, con un segnale che tenderebbe a rafforzarsi tra luglio, agosto e settembre. I +2°C non significano semplicemente due gradi in più in qualche giornata, ma un’intera estate che tende a spostarsi verso condizioni mediamente più calde del normale.
Le mappe mostrano inoltre una maggiore presenza dell’alta pressione tra Atlantico ed Europa centro-settentrionale. Una configurazione che favorirebbe lunghi periodi stabili e spesso secchi soprattutto tra Francia, Germania, Regno Unito, area alpina ed Europa centrale. Il Mediterraneo potrebbe invece trovarsi più ai margini dell’alta pressione principale. Questo significa che anche le fasi calde sarebbero intervallate da momenti più instabili, con break capaci a tratti di interrompere la persistenza anticiclonica.
Quando il bordo dell’alta pressione tenderà temporaneamente a spostarsi o ondularsi, non si escludono episodi temporaleschi anche intensi, favoriti dall’energia accumulata nei bassi strati durante le fasi più stabili e calde. Il quadro attuale suggerisce quindi un’estate spesso stabile sull’Europa, ma probabilmente meno bloccata sul Mediterraneo rispetto ad altri settori del continente.
Sul quadro globale inizierebbe inoltre a mostrarsi il progressivo sviluppo de El Niño nel Pacifico equatoriale. In Europa però gli effetti del fenomeno sono generalmente indiretti: El Niño può favorire alcune configurazioni atmosferiche, ma non genera automaticamente caldo o siccità sul continente europeo. Inoltre il suo segnale tende statisticamente a influenzare maggiormente l’Europa durante l’inverno, quando riesce a propagarsi meglio fino alle medie latitudini.
Va infine ricordato che le previsioni stagionali sono probabilistiche e hanno un’attendibilità limitata soprattutto sull’Europa, dove la variabilità atmosferica può ancora modificare sensibilmente lo scenario nel corso delle prossime settimane.
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