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Meteo. Vortice polare debole: cosa sta succedendo davvero e cosa significa per l'inverno

Pubblicato da
in data
12/01/2026 - 17:02
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
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vortice polare
vortice polare
Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di vortice polare debole e di un possibile inverno rigido in arrivo. È un tema che ricompare spesso, ma non sempre in modo preciso. Per capire cosa stia davvero accadendo, dobbiamo partire da una domanda semplice; che cos'è il vortice polare?
Il vortice polare non è una riserva di aria gelida pronta a piombare sull'Europa. È invece una cintura di venti molto forti che gira attorno al Polo Nord, a circa 20-40 km di quota. Questa corrente nasce dal forte contrasto tra l'aria gelida dell'Artico e quella più mite delle medie latitudini. Quando questi venti sono tesi e veloci si parla di vortice forte; quando rallentano, il vortice è debole. In quest'ultimo caso aumenta la possibilità, ma non la certezza, che l'aria fredda possa scendere più facilmente verso le nostre latitudini.
Quest'anno il vortice è più debole del normale. Il motivo è legato all'azione delle onde atmosferiche, grandi ondulazioni dell'aria generate dai rilievi e dai contrasti tra oceani e continenti. Quando queste onde risalgono in quota, possono disturbare e spingere il vortice leggermente fuori posizione, rallentandone i venti. È un indebolimento reale, ma non è un collasso: siamo ben lontani dagli eventi estremi che portano a un vero e proprio stratwarming.
Negli ultimi giorni, inoltre, si è osservato un ulteriore rallentamento del vortice, fino a toccare valori insolitamente bassi per novembre. È un fenomeno raro, ma non sufficiente per parlare di un riscaldamento stratosferico improvviso di tipo maggiore. Perché ciò accada, infatti, serve che i venti in stratosfera invertano direzione per almeno 24 ore consecutive, e questo non è avvenuto. Ma anche se avvenisse è solo una curiosità geometrica che un segnale dinamico reale.
Cosa significa tutto questo per il nostro inverno? Al momento molto poco. Non ci sono segnali che colleghino direttamente questo disturbo a un'ondata di freddo sull'Europa. Il vortice, pur indebolito, non sta influenzando la circolazione che determina il meteo alle nostre latitudini. Non è importante quanto il vortice sia debole in stratosfera, ma se questo disturbo riesce a influenzare anche i livelli più bassi dell'atmosfera. Se l'anomalia rimane in quota, il nostro meteo continua a dipendere dal jet stream e dalla sua normale variabilità. In altre parole: un vortice debole in alto non basta, serve che il disturbo arrivi anche dove si formano le perturbazioni. Il vortice è effettivamente più debole della media, ma questo non significa che ci attenda automaticamente un inverno più rigido. L'atmosfera resta in equilibrio precario e molto dipenderà da come evolverà la circolazione nelle prossime settimane.  Per ora, non ci sono elementi per parlare di un gelo imminente sull'Europa, anzi avremo passaggi di perturbazioni atlantiche ad ondate.
Negli Stati Uniti la situazione è diversa. Le grandi ondate di freddo americane non richiedono per forza un vortice polare debole: anzi, molti episodi intensi si verificano proprio quando il vortice è forte. Questo perché il clima nordamericano risponde soprattutto alle dinamiche del Pacifico. Quando si forma un robusto blocco anticiclonico in Alaska o nel Golfo dell'Alaska, l'aria gelida può tuffarsi verso il Midwest e la costa orientale degli USA. Paradossalmente, un vortice polare forte e allungato può addirittura favorire questi episodi, perché tende a riflettere verso il basso le onde atmosferiche provenienti dal Pacifico, amplificando il disegno di freddo sulla parte orientale degli Stati Uniti.
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