29 dicembre 2022
ore 9:27
di Carlo Migliore
tempo di lettura
6 minuti, 43 secondi
 Per tutti
In molti credono che le scie di condensazione siano un esperimento di geoingegneria climatica
In molti credono che le scie di condensazione siano un esperimento di geoingegneria climatica

Gli eventi meteo estremi dovuti al riscaldamento globale fanno ormai parte della nostra quotidianità e in questi ultimi anni tutti i paesi in qualche modo hanno avuto a che fare con catastrofi legate al clima. Eventi che prima erano epocali con cadenza secolare o millenaria sono diventati più frequenti e ci trovano sempre più impreparati ad affrontarli. Questa avvenuta consapevolezza ha portato ai recenti accordi di Parigi che tuttavia hanno avuto notevoli difficoltà a far mettere d'accordo le parti in causa. L'UE e tutti i suoi Stati membri hanno firmato e ratificato l'accordo e sono fortemente intenzionati ad attuarlo, ma non tutte le nazioni hanno partecipato con la stessa determinazione. Le grandi economie in sviluppo come India e Cina, pur avendo dato il loro assenso, si sono riservate di intervenire in tempi molto più lunghi che rischiano di far slittare alcune impegni al 2060 se non oltre. 

Gli accordi di Parigi del 2015
Gli accordi di Parigi del 2015

La mancanza di unanimità nell'intervenire con tempestività e non ultime le tensioni geopolitiche che stanno nascendo tra le grandi potenze hanno creato molto scetticismo. Come si può fare affidamento su un piano di intervento che richiede decenni di perfetta comunicazione e collaborazione tra le nazioni in uno scenario politico così volubile? Non è di fatto così remota l'ipotesi che gli accordi di Parigi possano tradursi in un fallimento, e allora? "Non esiste un pianeta B" è uno slogan che ha fatto il giro del mondo, ma se invece di un pianeta B esistesse un piano B? Un piano B in effetti c'è ma è solo teorico e non ha nulla a che fare con le riduzioni di emissioni di gas serra. Si tratta di un metodo sperimentale che si propone di fermare o persino far regredire il riscaldamento globale schermando la radiazione solare che arriva sulla Terra. Ma prima di spiegarvi di cosa si tratta, facciamo un passo indietro

Giugno 1991, Filippine. Una potentissima eruzione del Vulcano Pinatubo immette nell'atmosfera una gigantesca quantità di aerosol che, oltre a colorare di rosso acceso i tramonti dell'intero pianeta, abbassa per alcuni mesi la temperatura media globale di circa mezzo grado o addirittura c'è chi sostiene di 0.8°C. Qualcosa di simile era già accaduto nel 1815 con l'eruzione del Tambora in Indonesia, ma gli effetti furono molto più clamorosi un anno dopo nel 1816, che passò alla storia come l'anno senza estate. Le colture di mezza Europa marcirono per la troppa pioggia e la popolazione contadina si riversò in massa nelle città. Nel continente americano, in cui nevicò a giugno e i campi gelarono in luglio, i coloni abbandonarono le proprie terre in cerca di fortuna, spingendosi all'interno: in pochi lo sanno, ma il Tambora fu la causa che innescò la corsa all'Ovest, dando di fatto inizio all'epopea del Far West

Gli aerosol vulcanici schermano la radiazione solare
Gli aerosol vulcanici schermano la radiazione solare

Che cosa era successo? Gli aerosol vulcanici e in particolare l'anidride solforosa che si trasforma in acido solforico hanno la capacità di schermare la radiazione solare riflettendola nuovamente nello spazio. Sembra che nel caso del Pinatubo una frazione pari a circa il 2% della radiazione solare non abbia più raggiunto la superficie per alcuni mesi causando una diminuzione della temperatura media. C'è una scienza che studia gli effetti di questi aerosol in atmosfera e la loro incidenza sulla radiazione solare: si chiama "Geoingegneria Solare" ed è una branca della geoingegneria che soltanto nell'ultimo decennio ha conosciuto un maggiore sviluppo e ricevuto una maggiore attenzione da parte dei governi. Basti pensare che nel dicembre 2019 il governo degli Stati Uniti ha promesso investimenti pari a 4 milioni di dollari alla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) per condurre studi relativi alla geoingegneria in stratosfera. Un'attenzione che deriva dal fatto che secondo i suoi sostenitori, sarebbe in grado di modificare il clima della Terra in modo più rapido rispetto a quanto prevede la riduzione dei gas serra. 

Come dovrebbe avvenire questa manipolazione climatica? Con l'immissione artificiale di aerosol riflettenti nell'alta atmosfera attraverso dei velivoli, dei palloni sonda o addirittura dei "camini". Ora già sappiamo cosa stanno pensando alcuni di voi. State pensando alle scie chimiche e alla teoria del complotto secondo la quale, alcuni governi starebbero iniettando abusivamente in atmosfera queste sostanze riflettenti attraverso gli aerei di linea per manipolare il clima del pianeta. In realtà ad oggi non ci sono prove che esperimenti di questo tipo su larga scala vengano già condotti di nascosto, e comunque i nessi di causa-effetto addotti trovano spiegazione nella naturale evoluzione dei sistemi meteorologici e delle correnti atmosferiche (condensazione dei carburanti degli aerei favorita dall'afflusso di aria calda e umida in quota, così come la relativa formazione anche repentina di nubi stratificate; al contrario dissolvimento della nuvolosità per afflusso di aria secca in quota)

per cui la nostra posizione ufficiale è che quelle scie chimiche non esistono a dispetto delle scie di condensazione "normali"  lasciate dai carburanti degli aerei

Ma tornando al discorso principale, se fosse cosi semplice abbassare la febbre del pianeta, perché non è stato ancora fatto? Per molti la geoingegneria solare non è la soluzione. Il problema di fondo è che non possiamo pensare di usare metodi per ridurre l'aumento della temperatura media senza curarci degli innumerevoli impatti che le emissioni di gas serra hanno sulle altre componenti della biosfera. Ridurre semplicemente la temperatura, infatti, non ha alcun effetto su altri problemi connessi alle maggiori concentrazioni di gas serra in atmosfera, come l'acidificazione degli oceani, il rallentamento del ciclo idrologico globale e i vari impatti sulla biosfera terrestre. Inoltre, la stragrande maggioranza dei progetti proposti ha costi proibitivi ed effetti collaterali ignoti. Ma il fattore che è del tutto sconosciuto è per quanto tempo si dovrebbe iniettare aerosol in stratosfera su scala globale: anni, decenni? Non si sa. Stime recenti parlano di circa 20 miliardi di dollari annui da investire solamente nel mantenimento delle emittenti di aerosol. Quindi costi elevatissimi, tempi di applicazione sconosciuti ed effetti collaterali altrettanto imprevedibili. 

Piantare milioni di alberi per salvare il clima
Piantare milioni di alberi per salvare il clima

In alternativa ci sarebbero altre soluzioni, ma con tempi di applicazione molto più lunghi. Tra queste utilizzare dei meccanismi di vero e proprio sequestro del carbonio atmosferico promuovendo attività di afforestazione e riforestazione a larghissima scala. Questi metodi potrebbero essere efficienti nel ridurre la quantità di CO2 in atmosfera in quanto userebbero la capacità degli alberi di catturare carbonio e di immagazzinarlo nei loro tronchi e, in misura minore, nel suolo. Altri progetti sono invece indirizzati verso la fertilizzazione degli oceani per promuovere un maggiore sviluppo della catena trofica marina e la cattura del carbonio atmosferico da parte degli organismi oceanici, anche questi però richiederebbero tempi molto lunghi. Ma c'è un problema fondamentale che rende la geoingegneria poco simpatica alla governance: è la questione etica che ogni progetto proposto implica. Non esiste Stato o sistema di Stati sulla Terra, infatti, che potrebbe portare a termine un progetto di questa portata senza curarsi di quello che potrebbe succedere in altre parti del mondo, il famoso "Effetto farfalla". Infine veniamo al nocciolo della questione. 

Possiamo ipotizzare che nella denegata ipotesi di fallimento degli accordi di Parigi, diciamo entro il 2030, i governi possano decidere interventi drastici e rapidi sul clima, e qui ci riferiamo soprattutto alla geoingegneria solare, nonostante non se ne conoscano tutte le possibili conseguenze? Non è da escludere. Ad oggi c'è persino chi sostiene che gli eventuali effetti collaterali di una scienza con molti lati ancora oscuri, potrebbero persino essere il male minore di fronte alle conseguenze catastrofiche di un clima che nei prossimi anni rischia di impazzire del tutto.


Seguici su Google News


Articoli correlati