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Meteo inverno. Una stagione a due velocità, tra Vortice Polare e stratosfera

Le 'previsioni' stagionali restano strumenti probabilistici, non pronostici certi.
Pubblicato da
in data
17/11/2025 - 19:34
2 min. di lettura
Livello - Per tutti
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meteo inverno
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Le tendenze stagionali che si basano sul modello C3S di Copernicus indicano, con ampio margine d'incertezza, un inverno 2025-26 a due velocità: dicembre potrebbe risultare più dinamico mentre gennaio e febbraio mostrano nei modelli scenari più sfumati e meno prevedibili.
Le tendenze stagionali che seguono descrivono il quadro sul settore euro atlantico, ovvero il comportamento generale della circolazione atmosferica. Non rappresentano una previsione per l'Italia, ma una lettura probabilistica dei possibili regimi dinamici dominanti durante la stagione invernale. Queste tendenze quindi vanno lette quindi come scenari probabilistici, non come previsioni puntuali. Rappresentano una fotografia dinamica dell'atmosfera, utile a comprendere dove potrebbero muoversi le probabilità, ma non ciò che accadrà in modo certo su scala locale.
Dicembre 2025. Il primo mese potrebbe vedere un aumento della probabilità di fasi di maltempo e meno periodi di anticiclone rispetto al normale, grazie a un'atmosfera più ondulata e a un possibile indebolimento iniziale del Vortice Polare. Il freddo sull'Italia non è garantito, ma lo schema generale sarebbe più dinamico; le eventuali ondate fredde potrebbero colpire zone diverse e oggi non è possibile dire dove.
Gennaio 2026. Nel cuore dell'inverno il Vortice Polare tende naturalmente a rafforzarsi. Quando ciò accade, la circolazione diventa più stabile e in Europa aumentano così le probabilità di fasi più miti e anticicloniche. Questo non esclude che possano comparire brevi ondate fredde, che fanno parte della normale variabilità invernale, ma il quadro generale sarebbe più tranquillo rispetto a dicembre.
Febbraio 2026È il mese più incerto dell'intera stagione: i segnali dei modelli diventano deboli e non emerge un'unica direzione. Non si vede né un blocco duraturo, né una lunga fase atlantica. Potrebbero quindi alternarsi brevi irruzioni fredde e fasi più miti o anticicloniche, in un contesto dove l'imprevedibilità resta elevata.
Cambiamenti strutturali di fondo. Il trend di lungo periodo, ovvero la memoria lasciata dai cambiamenti climatici sulla circolazione, tende a favorire inverni mediamente più miti e meno nevosi, ma non annulla la possibilità di episodi freddi anche intensi.
Fattori ad oggi indeterminabili. Un eventuale riscaldamento stratosferico (SSW) a dicembre o gennaio potrebbe modificare radicalmente lo scenario, ma al momento non è possibile prevederne l'occorrenza né l'intensità.
Un inverno non dominato dall'ENSO. La Niña è presente, ma il suo ruolo appare marginale secondo i modelli stagionali: il segnale si limiterebbe al Pacifico e non si trasmetterebbe in modo efficace verso l'Europa. La QBO orientale, attraverso l'effetto Holton-Tan, tende a indebolire l'impatto del forcing tropicale e a rendere più influente la dinamica del Vortice Polare e degli indici atlantici (EA/NAO). Sarà quindi un inverno guidato più da fattori interni che da forzanti oceaniche.
Nota. Le tendenze stagionali non forniscono previsioni puntuali ma scenari probabilistici su larga scala. I segnali descritti rappresentano una lettura dei possibili regimi atmosferici dominanti sul settore euro-atlantico, non dell'andamento locale di temperatura o precipitazioni.
L'affidabilità di questi prodotti resta limitata, poiché l'atmosfera è influenzata da fattori interni e caotici che possono modificare rapidamente lo scenario.
Per questo motivo, le indicazioni vanno intese come linee di tendenza e non come certezze.
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