17 agosto 2017
ore 12:13
di Manuel Mazzoleni
 Per tutti

Il ghiacciaio nel 1913 ( Enrico Rovelli) e lo scorso 14 agosto (Paolo Boccabella)
Il ghiacciaio nel 1913 ( Enrico Rovelli) e lo scorso 14 agosto (Paolo Boccabella)

C'era una volta il ghiaccio più a Sud dell'Europa e si trovava incastonato nelle nostre montagna abruzzesi, più precisamente sul Gran Sasso in Abruzzo. Il caldo e la siccità hanno fatto purtroppo sparire il ghiacciaio del Calderone, tant'è che la sorgente che alimenta il rifugio Franchetti si è ridotta a in filo, una situazione senza uguali negli ultimi 30 anni. Anche le foto scattate poco prima di Ferragosto mostrano la conca del Calderone con solo qualche minuscola chiazza di ghiaccio e neve. Situato tra i 2650 e i 2850 metri di altezza si trattava del ghiaccio più meridionale del Vecchio continente, non essendosi contata in passato la catena dell'Elbrus e non essendo stati considerati come ghiacciai alcuni apparati recentemente discussi in letteratura.

Secondo gli alpinisti locali la situazione quest'anno è drammatica: il nevaio è sparito non alla fine dell'estate come gli scorsi anni, ma già a metà agosto. Sul ghiacciaio del Calderone in Abruzzo negli anni scorsi spariva la copertura di neve, ma sotto la ghiaia rimane uno strato di ghiaccio "fossile", in media 15 metri, fino a un massimo di 25 nell'inghiottitoio centrale, depositato lì da almeno un secolo. Questo strato negli ultimi vent'anni si è ridotto.  Come accennato il nevaio superficiale si consuma completamente d'estate in media una volta ogni cinque anni. Lo ha fatto nel 2001, nel 2007 e nel 2012. Dal 1992 al 2015 tuttavia lo strato di ghiaccio sotto i detriti "si è ridotto di quasi 1 metro, passando da 26 a 25 metri".

Secondo Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo dell'università degli studi di Milano, dalla metà degli anni '50 in poi il Calderone si è ridotto in superficie (nel 2014 copriva 0,04 chilometri quadrati) e di spessore. Il settore inferiore, aveva aggiunto l'esperto, si è ricoperto di uno spesso strato di detriti e, nel 2000, si è frammentato in due porzioni ormai prive di evidenze di flusso. E' per questo nel 2014 nel nuovo catasto è stata quindi modificata la sua classificazione di "ghiacciaio" ed èstato definito "glacionevato", cioè una massa di ghiaccio di ridotta superficie e di limitato spessore, che non presenta evidenze di movimento, e che può formarsi nelle fasi di deglaciazione dall'evoluzione di ghiacciai preesistenti.

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