Ambiente - Emissioni di gas serra in Italia: luci e ombre nel Rapporto ISPRA 2025
Il nuovo rapporto ISPRA fotografa una riduzione delle emissioni, ma l’Italia resta indietro sui target europei. Settori come i trasporti e il residenziale rallentano la corsa alla decarbonizzazione.
Transizione energetica e gas serra, a che punto siamo?
L'ultimo rapporto dell'ISPRA (Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale) fotografa l'andamento delle emissioni di
gas serra in Italia, evidenziando un quadro fatto di miglioramenti
significativi ma anche di ostacoli persistenti. Il documento, pubblicato da
poco, rappresenta un riferimento essenziale per valutare la coerenza delle
politiche climatiche italiane con gli obiettivi europei.
Emissioni in calo nel
2024, grazie all'energia più pulita - Nel corso del 2024, l'Italia ha registrato una riduzione del
3% delle emissioni rispetto all'anno precedente. Un risultato che si deve
soprattutto alla trasformazione in atto nel settore elettrico, dove
l'espansione delle fonti rinnovabili e il calo del ricorso al carbone stanno
contribuendo a rendere la produzione di energia meno impattante. Dal 1990, le
emissioni legate all'elettricità si sono ridotte di oltre il 60%,
rappresentando oggi circa un quarto del totale nazionale.
Trasporti: il nodo
irrisolto - Nonostante i segnali positivi, il comparto dei trasporti
rimane un punto critico. Secondo il rapporto ISPRA, questo settore èresponsabile del 28% delle emissioni nazionali e, contrariamente ad altri
ambiti, non ha mostrato un calo significativo nel tempo. Anzi, dal 1990 le
emissioni sono aumentate del 7%, trainate in gran parte dalla diffusione del
trasporto stradale privato, che ancora oggi copre oltre il 90% del totale del
settore.
Obiettivi europei
ancora lontani - Dal 1990 al 2023, l'Italia ha ridotto le proprie emissioni
complessive di circa il 26%, passando da 518 a 385 milioni di tonnellate
equivalenti di CO₂. Tuttavia, questo ritmo non sembra sufficiente per centrare
i traguardi previsti dal regolamento europeo "Effort Sharing", che impone una
riduzione del 55% entro il 2030. Anche includendo le misure proposte dal Piano
Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), il divario tra proiezioni e
obiettivi resta ampio. Tuttavia il nostro Paese resta in linea su due dei tre
target principali: sia per il target UE di riduzione del 62% rispetto al 2005
delle emissioni dei grandi impianti, dell'aviazione e del trasporto marittimo
(Emission Trading System o ETS-1 ), come anche quello di assorbire la CO2
(obiettivo LULUCF - Land Use, Land use Change and Forestry) fissato per
l'Italia a circa 35 milioni di tonnellate.
I settori più
inquinanti dopo l'elettrico e i trasporti - Oltre al comparto energetico e a quello dei trasporti, altri
settori contribuiscono in maniera significativa all'impronta climatica del
Paese:
Edilizia
residenziale: 18% delle emissioni, per lo più legate al riscaldamento
domestico.
Industria
manifatturiera: circa il 13%, dovute ai processi produttivi.
Agricoltura:
all'8.4%, tra emissioni da suolo e allevamenti.
Industria
dei processi: 6% legati a trasformazioni chimiche non energetiche.
Rifiuti:
5%, provenienti dalla gestione e dallo smaltimento in discarica.
La strada da seguire - Il report ISPRA non solo
fotografa la situazione attuale, ma lancia un chiaro segnale: senza un cambio
di passo deciso, il nostro Paese rischia di non rispettare gli impegni
climatici europei. Per centrare i target al 2030 sarà necessario agire con
maggiore incisività, in particolare sui trasporti e sull'efficienza energetica
in ambito edilizio.
Fonti:
Rapporto ISPRA 2025 - "Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi
di riduzione e scenari emissivi"