Schiarire le nuvole per indebolire El Niño? Per ora è solo una simulazione.
Negli ultimi mesi siamo stati letteralmente bombardati da notizie su El Niño. Titoli allarmistici, scenari catastrofici e previsioni che, in molti casi, hanno finito per presentare il fenomeno come una sorta di inevitabile "apocalisse climatica". Al di là dell'enfasi mediatica, El Niño è un fenomeno naturale ben noto alla comunità scientifica, capace di influenzare il clima su scala globale e di amplificare gli effetti del riscaldamento globale. Proprio perché i suoi impatti possono essere importanti, la ricerca continua a studiare nuove strategie per comprenderlo meglio e, forse un giorno, attenuarne gli effetti.
In questo contesto si inserisce un interessante studio pubblicato su Science Advances e ripreso da molte testate scientifiche, che propone un approccio innovativo basato sulla geoingegneria marina. Utilizzare il Marine Cloud Brightening, cioè aumentare artificialmente la riflettività delle nubi marine mediante aerosol di acqua salata, per attenuare gli effetti dei futuri episodi di El Niño. Secondo le simulazioni, un intervento mirato e temporaneo sul Pacifico potrebbe ridurne l'intensità, senza ricorrere a una geoingegneria permanente. L'idea è certamente affascinante, ma è bene chiarire alcuni aspetti. Lo studio non sostiene affatto che sia possibile "fermare" El Niño.
Il fenomeno nasce da complesse interazioni tra oceano e atmosfera e nessuno può pensare di controllarlo semplicemente schiarendo qualche nube. Le simulazioni indicano solo una possibile attenuazione della sua intensità. Va inoltre ricordato che si tratta esclusivamente di risultati ottenuti con modelli numerici. Ad oggi non esistono sperimentazioni operative né prove che una simile tecnica funzioni davvero nel sistema climatico reale. Anzi, modificare il bilancio energetico di una vasta area del Pacifico potrebbe produrre effetti collaterali ancora poco conosciuti sulla circolazione atmosferica, sulle precipitazioni e sugli ecosistemi. In altre parole, si tratta di una ricerca scientificamente interessante che merita di essere approfondita, ma siamo ancora molto lontani dal poter considerare questa tecnologia uno strumento concreto per mitigare gli eventi di El Niño.
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