18 marzo 2020
ore 19:00
di Carlo Migliore
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 Per tutti

La recente esplosione dell'epidemia da Coronavirus nel mondo ha innescato una vera e propria corsa contro il tempo nella comunità scientifica per fronteggiare l'emergenza. Sin dai primi casi in Cina si è subito capito che si trattava di un virus del tutto nuovo passato da alcune specie di animali all'uomo. Nella storia recente i casi di "zoonosi", il salto dell'agente patogeno dal mondo animale a quello umano, sono molti. Tutte le epidemie del'ultimo ventennio sono state caratterizzate da questo fenomeno, l'aviaria arrivata da alcuni uccelli, la Sars da alcuni tipi di suini, la Mers dai Cammelli. Il Coronavirus sembra sia legato invece ad alcune specie di pipistrelli. 

Le direzioni in cui si è mossa la comunità scientifica sono sostanzialmente due, da un lato capire quali potrebbero essere le condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo della pandemia, dall'altro ma questo  richiederà ancora del tempo, la creazione di un vaccino. In questo articolo ci occuperemo di un lavoro congiunto tra alcuni centri di studio americani e cinesi che ha cercato di caratterizzare la diffusione del virus in relazione al clima, sostanzialmente la temperatura. Non era sicuro infatti che pur trattandosi di un virus della famiglia di quelli influenzali, le temperature più elevate potessero decretarne una graduale diminuzione. Un caso fra tutti infatti quello della Mers che avuto origine nel deserto tra le popolazioni di cammelli con temperature dell'aria molto elevate.

La metodologia: In questo studio sono state prese come riferimento 429 città in tutto il mondo in un periodo di circa due settimane tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, momento della massima espansione del covid-19 nelle regioni della Cina. Sono stati analizzati un totale di 25mila casi di cui il 68% nella provincia del Hubei. E' stato analizzato e graficato il numero delle infezioni registrate in funzione della temperatura media dell'aria (valore massimo + valore minimo diviso 2), della minima e della massima.

Il covid-19 preferisce il freddo: Il lavoro ha messo in evidenza due importanti risultati, che come per la Sars la diffusione del virus è legata all'andamento della temperatura e non solo,  esiste un range di temperatura che ne favorisce una maggiore diffusione, un clima ideale per così dire che il virus gradisce particolarmente. Senza entrare nel dettaglio delle interpolazioni grafiche si può affermare in linea generale che con temperature più basse dei 10°C ed un particolare riferimento ai valori compresi tra 2 e 4°C il virus è particolarmente attivo e si diffonde velocemente con un numero di casi concentrato mentre con temperature via via più elevate dai 10°C fino ai 18°C la sua diffusione è rallentata e il numero di casi è minore. Questo potrebbe anche essere il motivo per cui la diffusione su scala mondiale sembra seguire un certo andamento in latitudine, non sarebbe quindi un caso che proprio l'Italia settentrionale abbia registrato subito dopo la Cina e la Corea il maggior numero di casi in Europa.

L'intervallo temporale dello studio è limitato: La ricerca non ha potuto effettuare delle analisi con temperature più alte dei 18°C perché al momento della diffusione del virus non esistevano ancora zone più calde dove si era diffuso in modo apprezzabile. Ad oggi 17 marzo la diffusione sull'intero territorio mondiale mostra un certo numero di casi anche in zone del pianeta con clima più caldo, ma a guardare i numeri di alcune regioni come il Centro America, l'Africa, la regione dell'Indonesia e più in generale tutto l'emisfero australe che sta uscendo dalla stagione estiva sembra che questa relazione possa essere confermata. Va da se che l'ingresso nella stagione più fredda comporterebbe per il sud emisfero un crescente numero di casi mentre contemporaneamente nell'emisfero settentrionale l'ingresso nella stagione estiva potrebbe favorirne una diminuzione.

Attenzione però a non confondere l'attività del virus con la sua distruzione, se le temperature più basse ne favoriscono la diffusione, non vuol dire che il caldo lo distrugge. Per l'effetto delle temperature e dei raggi ultravioletti del Sole sulla durata della vita del covid-19 sono stati effettuati altri studi che approfondiremo in futuro. Qui invece un altro approfondimento sulle relazioni tra clima e covid-19

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