20 marzo 2020
ore 7:24
di Edoardo Ferrara
tempo di lettura
3 minuti, 33 secondi
 Per tutti
Coronavirus e smog: c'è un legame
Coronavirus e smog: c'è un legame

CORONAVIRUS E INQUINAMENTO, C'E' UN LEGAME SUL RATE DI CONTAGIO? In questi giorni di emergenza sanitaria mondiale stanno emergendo numerose ricerche da tutto il mondo che ci aiutano a capire di più su questo nuovo Coronavirus, anche dal punto di vista del contesto ambientale e meteo-climatico. Abbiamo visto come caldo e umidità possono influire anche in modo significativo sul rate di contagio, ma vi è un altro aspetto molto importante sulla quale si stanno effettuando ricerche: l'inquinamento. Pare infatti che l'aria inquinata e in particolare le polveri sottili, favoriscano la virulenza di contagio da Covid-19, una correlazione diretta sulla quale si stanno effettuando ancora studi e analisi. Questo spiegherebbe infatti il contagio particolarmente elevato da Coronavirus sulla Valpadana, in particolare il rate innescato dai focolai lombardi. Non a caso Brescia e Bergamo sono le province più duramente colpite, province che di fatto risultano tra le mediamente più inquinate d'Italia. 

L'INQUINAMENTO VEICOLA IL VIRUS - Entrando più nello specifico, la correlazione emerge da uno studio curato da ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima). In particolare Leonardo Setti dell'Università di Bologna e Gianluigi de Gennaro dell'Università di Bari hanno incrociato i dati di qualità dell'aria e dei contagi da Covid-19 nel periodo 10- 29 febbraio. Da un lato infatti sono stati esaminati i dati provenienti dalle centraline di rilevamento delle Arpa, le agenzie regionali per la protezione ambientale, dall'altra i dati del contagio riportati dalla Protezione Civile, aggiornati al 3 marzo ( questo al fine di considerare il tempo di incubazione medio di 14 giorni per i quali si manifestano i sintomi ). Le analisi evidenziano una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19. 

Le polveri sottili avrebbero così esercitato un cosiddetto 'boost', ovvero accelerazione nel contagio dell'infezione. Lo stesso Leonardo Setti infatti commenta: «Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un'accelerazione alla diffusione del Covid19. L'effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai». Di fatto le polveri sottili fungono da nuclei di trasporto ( cosiddetti Carriers ) per il virus, che proprio grazie a loro può fluttuare a più elevate concentrazioni nell'aria ma anche viaggiare a più lunghe distanze: la loro azione potrebbe essere paragonata proprio alla stretta di mano che dobbiamo evitare. Lo afferma lo stesso Gianluigi de Gennaro: «Più ci sono polveri sottili, più si creano autostrade per i contagi. È necessario ridurre al minimo le emissioni». Questo risultato mette altresì in evidenza un altro problema: «L'attuale distanza considerata di sicurezza - fa notare Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) riferendosi allo spazio di un metro - potrebbe non essere sufficiente».  

Vi sono altre evidenze scientifiche del fatto che l'inquinamento da Pm10 e in generale il particolato agevoli le infezioni, come per il morbillo. Nel 2010 si è visto che l'influenza aviaria ha viaggiato per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportavano il virus. 

QUALITA' DELL'ARIA IN PARTE MIGLIORATA AL NORD, MA... - Uno degli effetti collaterali quantomeno positivi di questa situazione di emergenza sanitaria risulta essere la riduzione dell'inquinamento soprattutto sul Nord Italia. Ma non basta: il traffico veicolare, quello maggiormente ridotto, costituisce poco più del 20% dell'inquinamento totale e oltretutto alcune attività sono tuttora operative. Altro aspetto penalizzante per il Nord è l'orografia della Valpadana: una valle chiusa su tre lati da Alpi e Appennini dove l'inquinamento ristagna più a lungo anche a fronte di una riduzione delle emissioni. Una mano in tal senso potrebbe darcela un rinforzo del vento a larga scala e/o una intensa perturbazione atlantica. 

Coronavirus: ecco perchè l'arrivo di freddo e neve potrebbero essere un grosso problema

Coronavirus e clima: il caldo ucciderà il virus? Ecco cosa dicono le ricerche

Emergenza Coronavirus: supportiamo l'ospedale di Bergamo!

Da domenica colpo di coda invernale, le temperature subiranno un netto calo.

Segui @3BMeteo su Twitter


Articoli correlati