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Ciclone Erminio: pioggia e neve eccezionali, in tre giorni l'accumulo di due mesi. Le cause

Picchi di oltre 250mm in Abruzzo, fino a 150-200mm al Sud. Sono eventi anomali? C'entra il cambiamento climatico?.
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in data
04/04/2026 - 09:26
4 min. di lettura
Livello - Per tutti
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Pescocostanzo sepolta dalla neve, foto di Emanuele Valeri / Neve Appennino
Pescocostanzo sepolta dalla neve, foto di Emanuele Valeri / Neve Appennino
CICLONE ERMINIO, IN TRE GIORNI PIU' CHE RADDOPPIATA LA MEDIA PLUVIOMETRICA DELL'INTERO MESE DI APRILE - Si sta ormai definitivamente esaurendo l'intensa quanto prolungata fase di maltempo che ha interessato il Sud e il medio versante adriatico in questi giorni, ad opera del ciclone Erminio. Su queste aree è piovuto ininterrontamente o quasi per 72 ore con accumuli in alcuni casi eccezionali: in Abruzzo sono stati registrati picchi complessivi di oltre 200-250mm in particolare sui versanti di Majella e Gran Sasso esposti ad est, ma punte di 150-200mm si sono evidenziate anche sul Molise, fino a 100-150mm pure sul resto del Sud, in particolare sul Foggiano. In sostanza in tre giorni è piovuto in diversi casi più del doppio della media dell'intero mese di aprile, che oscilla in genere tra i 50 e i 100mm su queste zone. Non a caso proprio queste aree hanno registrato le criticità idrogeologiche e idrauliche maggiori
TANTISSIMA NEVE IN APPENNINO - La situazione avrebbe potuto aver risvolti ben peggiori se non ci fosse stata una quota neve provvidenzialmente bassa, almeno in una prima fase, stoccando buona parte delle precipitazioni in forma nevosa sull'Appennino. Una dinamica, questa, che ha inibito un effetto di ruscellamento ancora più incisivo sui terreni già intrisi d'acqua a valle (e nonostante questo ci sono state comunque gravi criticità, come il crollo del ponte Trigno tra Abruzzo e Molise). Sull'Appennino molisano, così come sui versanti orientali di Gran Sasso e Majella, è caduto fino a oltre un metro/un metro e mezzo di neve fresca dai 1300-1400m di quota: oltre un metro e mezzo di neve a Capracotta, fino a un metro a Campo di Giove, mentre sul Gran Sasso orientale sono stati registrati fino a 175cm di neve fresca a circa 1400m (fonte dato Neve Appennino); in alta quota si superano i 2 metri. Inevitabilmente su queste aree il pericolo valaghe risulta marcato o forte, con diversi distacchi già in corso. 
Un'altra immagine di Pescocostanzo sepolta da oltre un metro di neve. Foto di Emanuele Valeri / Neve Appennino
Un'altra immagine di Pescocostanzo sepolta da oltre un metro di neve. Foto di Emanuele Valeri / Neve Appennino
LA STAZIONARIETA' DI ERMINIO - Il ciclone Erminio si è formato sul Tirreno meridionale martedì 31 marzo, a seguito dell'ennesimo affondo di una saccatura colma di aria artica dal Nord Europa nel cuore del Mediterraneo. La caratteristica peculiare di questo ciclone è stata la sua stazionarietà, oltre che un minimo di pressione decisamente basso: fino a giovedì 2 aprile compreso il vortice di fatto si è spostato di pochi km, portandosi molto lentamente sullo Ionio e contestualmente originando un vortice secondario sul Mediterraneo orientale che ha portato condizioni di severo maltempo anche sui Balcani meridionali, Grecia in primis. In questo contesto i flussi atmosterici sono rimasti sostanzialmente bloccati, causando precipitazioni intense e persistenti nelle medesime aree per 3 giorni. Questa dinamica è stata esasperata in particolare proprio a ridosso dei contrafforti appenninici di Abruzzo, Molise e Daunia (Foggiano), dove ha agito anche l'effetto stau indotto dall'impatto delle correnti perturbate da Est, ulteriormente umidificate dall'Adriatico. Ma l'energia del ciclone non ha risparmiato con precipitazioni in alcuni casi ingenti anche Campania, Basilicata, Salento, Calabria e Sicilia, specie tirrenica. 
Le precipitazioni complessive registrate tra il 31 marzo e il 2 aprile: punte di oltre 100-200mm tra Abruzzo, Molise e alta Puglia
Le precipitazioni complessive registrate tra il 31 marzo e il 2 aprile: punte di oltre 100-200mm tra Abruzzo, Molise e alta Puglia
SONO EVENTI ANOMALI? C'ENTRA IL CAMBIAMENTO CLIMATICO? - Per quanto molto intensi questi eventi rientrano nella storia meteorologica del Mediterraneo e si sono manifestati anche in passato; pertanto non si possono definire anomali in senso stretto. La dinamica di questo ciclone è stata definita da un contesto sinottico bloccato e fa parte della variabilità meteorologica, non dunque ascrivibile quantomeno direttamente al cambiamento climatico. Tuttavia il clima modifica e ridefinisce il contesto di fondo nel quale si sviluppano questi eventi: in un'atmosfera mediamente più calda è presente maggior vapor acqueo che si tramuta in un surplus di energia diretta per i sistemi ciclonici. Ecco dunque che se già una comune perturbazione può esacerbare la sua fenomenologia in un ambiente più energetico, la situazione si fa potenzialmente ancora più critica/pericolosa quando abbiamo a che fare con un ciclone come questo già di per sè intenso e persistente, ma che ha a disposizione flussi più ricchi di vapore e temperature mediamente più elevate. In altre parole, se gli eventi estremi ci sono sempre stati, oggi possono essere amplificati da un'atmosfera più calda e più carica di umidità. In questo contesto dunque il problema che bisogna porsi a livello gestionale e in ottica resilienza non è solo quando piove, ma quanto e in che modo, e assume connotati rilevanti in un territorio come quello dell'Italia, già di per sè vulnerabile agli eventi meteo comuni, tanto più a quelli estremi. 
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