Clima e Ambiente - Biodiversità: il cuore pulsante del pianeta. Perché il 22 maggio ci riguarda tutti
Il 22 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità. Un’occasione per fermarsi, ascoltare la natura e riflettere sul nostro ruolo nella crisi ambientale globale.
Oggi si celebra la Giornata mondiale della Biodiversità
Ogni anno, il 22 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità, una
ricorrenza che parla di noi, della nostra Terra, del nostro passato e soprattutto del nostro futuro. In un'epoca dominata da crisi ambientali, estinzioni di specie, questa giornata rappresenta molto più di una
semplice data sul calendario: è un'occasione per guardare in faccia ciò che
stiamo perdendo e, forse, per decidere di cambiare rotta.
Un'eredità della Terra di cui siamo custodi - La
biodiversità non è un concetto astratto ma bensì la varietà della vita sul nostro
pianeta, dai minuscoli microrganismi invisibili fino alle
maestose foreste pluviali e agli oceani infiniti. È ciò che rende possibile
l'impollinazione, la stabilità climatica, l'acqua pulita che
beviamo, l'aria che respiriamo, una grande fonte di medicinali e tanto altro.
Molto di questo però oggi è a rischio. Secondo il più ampio
rapporto sulla biodiversità redatto dalle Nazioni Unite nel 2019, circa un
milione di specie animali e vegetali potrebbero sparire nel giro di pochi
decenni. Una catastrofe silenziosa ma che potrà in un futuro tanto lontano cambiare molte delle nostre abitudini.
Perché si celebra proprio il 22 maggio? - Il 22 maggio del 1992, durante il celebre Vertice della Terra di
Rio de Janeiro, fu adottata la Convenzione sulla Diversità Biologica
(CBD), un trattato internazionale che per la prima volta riconosceva in
modo sistematico il valore della biodiversità e la necessità di conservarla. Da
allora, ogni anno, la giornata diventa un'occasione globale per riflettere su
quanto e come stiamo proteggendo la vita sulla Terra.
Un mondo che cambia troppo in fretta - Negli ultimi
decenni, l'impronta dell'uomo sugli ecosistemi si è fatta sempre più profonda, come anche esplicitato nell'ultimo rapporto dell'IPCC.
Deforestazione, inquinamento, agricoltura intensiva, urbanizzazione selvaggia e cambiamento climatico sono solo alcuni dei fattori che stanno causando perdita di biodiversità e quindi di specie.
Le temperature aumentano, i cicli stagionali si sfalsano,
gli eventi estremi - come uragani, siccità e incendi - si moltiplicano. Gli
animali migrano in cerca di condizioni climatiche favorevoli, spesso senza
trovarle. Le piante faticano ad adattarsi. Gli oceani si scaldano e si
acidificano, minacciando la vita marina a tutti i livelli.
Che cosa possiamo fare davvero? - Il danno ormai è stato fatto, resta da capire cosa e soprattutto in che tempi possiamo mettere una pezza o rimediare a quanto fatto.
E la risposta coinvolge tutti: governi, aziende, cittadini.
Le istituzioni internazionali hanno tracciato una rotta: il Piano
Globale per la Biodiversità adottato a Montreal nel 2022 punta a proteggere
almeno il 30% delle terre e dei mari del pianeta entro il 2030. Ma i
buoni propositi non bastano se non vengono accompagnati da investimenti,
controlli e - soprattutto - una trasformazione culturale profonda.
Anche i cittadini possono fare molto: scegliere cibo locale
e stagionale, ridurre il consumo di carne, privilegiare materiali riciclabili o
certificati, sostenere la scienza e la conservazione, difendere gli spazi verdi
urbani. Azioni quotidiane, certo, ma capaci di creare un impatto collettivo
reale.
Biodiversità come destino comune - Forse, la lezione
più importante che ci offre questa giornata è proprio questa: la
biodiversità non è una risorsa esterna a noi, ma la nostra stessa condizione di
esistenza. Non possiamo salvarla senza salvarci insieme. La natura non ci
appartiene: siamo noi a farne parte.